
Brindiamo.
È giunto il Giorno.
Leviamo in alto questo graal
frizzante di perlage e speranza
in onore di voi tutti
poeti emergenti
dalla terra gelata.
É giunto il Giorno
della vostra rinascita,
della nostra rinascita.
Brindiamo
agli scrittori emergenti
dalle grotte del letargo.
Eccovi.
Eccoci.
A frotte.
Siamo folle.
Forse folli.
Follemente fieri.
Finalmente liberi
nel sole
brindiamo
ai poeti che si strappan dal volto
la maschera degli avatar,
ai poeti che emergono
dal nascondiglio dei nicknames.
Brindiamo al nostro orgoglio
di autori liberati,
di scrittori non più schiavi
della vergogna del diletto.
Finalmente orgogliosi
di dire chi siamo,
ci contiamo.
Siamo migliaia,
innumerevoli,
onnipresenti,
geniali,
fantasiosi,
speranzosi,
sognanti,
sognatori.
Gridiamo al mondo
“Io scrivo”
senza arrossire.
Senza temere che l’arte sembri
indegno passatempo.
Perché scriviamo
per diletto,
per piacere,
per passione immensa,
senza ambizione d’impossibili glorie
o impensabili successi.
Scriviamo e pubblichiamo
e urliamo i nostri versi al mondo sordo,
come tennisti della domenica,
come amici su un campo di calcio,
come ciclisti con il cestino davanti.
Siamo dilettanti.
Siamo bricoleurs della parola.
Ci piace scrivere
e non per questo dobbiamo nasconderci
e non per questo dobbiamo fingere.
Scrivere non è il nostro mestiere.
Forse non ne siamo neppure capaci.
Non siamo famosi,
forse mai lo saremo,
ma lo stesso ci piace
lasciare il nostro segno sulla carta,
lasciare il nostro segno nel web,
lasciare il nostro segno in qualche raro cuore,
lasciare a te,
solitario lettore,
un ricordo o un’emozione.
Firenze, 20/06/2007

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