WEN – ODIO – Vendetta – Brunetto Magaldi

Calogero Lo Bue, detto “lo curto” per la sua non eccelsa statura, possedeva nella campagna intorno a Pietrapalata, ridente paese dell’entroterra siciliano, un piccolo appezzamento di terreno destinato ad orto, dove, secondo le stagioni, coltivava peperoni, melanzane, carciofi, pomodori e altri ortaggi.

Avvenne un giorno che le pecore del gregge del suo compaesano Antonino Vizzini, che aveva degli appezzamenti di terreno accanto al suo, approfittando di un varco che avevano trovato, o avevano provocato, nella recinzione che difendeva il suo orticello, vi erano entrate a pascolare danneggiandone le colture.

Accortosi del fatto, Calogero, il pomeriggio dello stesso giorno, era andato a cercare Antonino e trovatolo all’esterno del bar dove sapeva che trascorreva gran parte dei pomeriggi, lo aveva affrontato e, con tono minaccioso, gli aveva intimato di non permettere più alle sue pecore di sconfinare e di rifondergli i danni che avevano provocato.   

Antonino, non aveva preso sul serio le proteste dell’infuriato Calogero e ridendo, dall’alto del suo metro e ottantacinque, gli aveva posato le mani sulle spalle dicendogli: “Ma che rimborsi vuoi avere per quattro melanzane e due pomodori! Ti bastano dieci euro? Via via nanetto, cercherò che non succeda più”.

Il bar era nella piazza principale del paese, affollata come sempre dai tanti perdigiorno, e la parola “nanetto” aveva suscitato immediatamente le sguaiate risate dei presenti.

Lì per lì, carico di odio Calogero aveva dovuto abbozzare, ma rimuginando pensieri di vendetta, era tornato alla sua abitazione.

Era un “uomo d’onore” e come tale non poteva lasciare impunito un simile affronto, oltretutto subito alla presenza di tanti suoi paesani.

Il giorno dopo, era domenica la festa di San Rocco il Patrono di Pietrapalata, Calogero si alzò presto e, tirata fuori dal canterano la lupara, che era stato il dono di suo padre di quando aveva compiuto diciott’anni, la caricò a pallettoni.

Sapeva che ogni giorno quel fetuso di Antonino, verso le dieci, si recava in motorino lungo un sentiero sterrato al piccolo manufatto, situato poco fuori del paese, dove ospitava i suoi cani da caccia per rigovernarli e dar loro da mangiare.

Si appostò pertanto, al riparo della macchia, a lato del sentiero che sapeva che Antonino era solito percorrere, e si dispose ad aspettarlo.

Si era portato con sé, per ingannare l’attesa, anche la colazione, che consisteva in un mezzo filone di pane con due fette di prosciutto e una fiaschetta di vino rosso che avrebbe dato una ulteriore carica al suo odio e al suo desiderio di vendetta.

Ma Antonino alle dieci e mezzo non si era ancora visto.

Suonarono le undici all’orologio della torre civica e poi le undici e mezzo e di Antonino ancora nessuna traccia.

Calogero, sentiva crescere di momento in momento il suo livore verso Antonino e continuava a guardare nervosamente l’orologio.

Mancavano ancora venti minuti a mezzogiorno, già si sentivano suonare a festa le campane della chiesa dei Santi Apostoli ed ancora non si vedeva apparire lo scooter di Antonino.

<<Minchia>> imprecò << Stai a vedere che adesso mi farà far tardi alla Messa e alla processione del Patrono!>> 

di Brunetto Magaldi

Una risposta a “WEN – ODIO – Vendetta – Brunetto Magaldi”

  1. Racconto folgorante nella sua verità di rappresentazione di una realtà sociale, dove anche la religione è asservita a una bieca congrega di assassini e malavitosi. Nella sua apparente leggerezza del narrare l’assenza di un giudizio è una condanna senza appello. Bravissimo Brunetto!

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