WEN – PITTURA – Pennellate di bianco su fondo bianco – Silvia Taccagni

Malerifabrikken Quadro su tela dipinto a mano con cornice in legno Simple Living

E fu nel preciso istante in cui varcò quella soglia che Sofia si rese conto che era la quarta volta in una settimana che entrava in quel luogo.

E le parve strano.

Ma d’altronde quella era una mostra piuttosto complessa e di difficile interpretazione.

Appena fu dentro si diresse subito verso la sala n° 3.

Proprio lì vi era il quadro che aveva destato in lei maggiore inquietudine, perché in quel “PENNELLATE DI BIANCO SU FONDO BIANCO” lei non riusciva a vederci proprio niente.

Quel quadro le pareva talmente banale da non suscitare in lei nessuna emozione.

Una volta arrivata alla sala in questione, Sofia si diresse verso la panca situata al centro, sulla quale i visitatori potevano sedersi per osservare le opere.

Sofia stavolta si accomodò nel punto più esterno; magari cambiando prospettiva avrebbe visto qualcosa di diverso.

Seduta all’ estremità opposta vi era una ragazza con i capelli scuri.

Sofia salutò e lei ricambiò, dopodiché si chiusero ognuna nel proprio silenzio e proseguirono nell’ osservazione.

Poi, mentre Sofia era intenta a cercare nel dipinto qualcosa che andasse oltre quel semplice bianco, l’altra iniziò a parlare.                                                 

Senza distogliere lo sguardo dal quadro, la ragazza fece notare a Sofia quanto fosse bella quella tonalità di rosa sullo sfondo.

In un primo momento Sofia pensò che la ragazza stesse scherzando e si voltò a guardarla.

E invece sembrava proprio assorta nell’ osservazione dell’opera.

E continuò ad analizzare a voce alta ciò che le stava di fronte.

Spiegò quanto per lei risultasse di effetto il contrasto fra il verde degli alberi in primo piano e il giallo e il marrone delle foglie cadute e come il tutto dava la sensazione del reale scorrere del tempo e del fulmineo passaggio da una stagione all’ altra.

A Sofia parve allora di veder affiorare qualche punta di colore.

E improvvisamente percepí una sorta di smarrimento; come era possibile non averlo colto prima.

La ragazza continuò, rimarcando quanto amore si percepiva dall’immagine di quei due ragazzi che si tenevano per mano, lì, sotto gli alberi a sinistra, nonostante le loro minuscole figure fossero quasi impercettibili nella vastità del dipinto.

E poi, a sorpresa, come il coniglio estratto dal cilindro del mago, tirò fuori la sua personale interpretazione dell’ opera, decantando le particolari doti del pittore, il quale, secondo lei, era riuscito a fare arrivare a chi osservava il quadro tutto il calore che lui aveva sentito in quel tramonto.

Sofia era confusa, incredula.

Subito dopo però fu pervasa da un’ intensa soddisfazione; quello che prima le era apparso solo come bianco assoluto, aveva finalmente preso forma e colore davanti ai suoi occhi.

Le macchie sulla tela si erano fatte nitide, i contorni delle figure si erano fatti chiari e decisi e lei si ritrovò lì estasiata ad osservare tanta bellezza.

Poi, mentre acquisiva consapevolezza di tutto ciò che aveva perso fino a quel momento, una voce all’ altoparlante annunciò che era ora di chiusura.

Sofia distolse lo sguardo dallo splendore che aveva di fronte e si voltò verso la sua vicina di seduta.

Vide la ragazza che, senza mai voltare la testa, si alzava un po’ impacciata e a tastoni, cercava quella bacchetta bianca che era sempre stata lì, appoggiata sopra la panca, ma che lei non aveva notato prima.

E mentre si avviavano all’ uscita camminando una a fianco all’ altra, Sofia butto un ultimo sguardo al dipinto; non aveva mai visto niente di più meraviglioso .

di Silvia Taccagni

Rispondi