Quanti siamo a condividere
quest’esperienza estrema
che nessuno aveva immaginato?
Chiusi nel nostro guscio
come chiocciole spaventate
o passeri timorosi
di lasciare il nido;
o come scoiattoli
quando arriva la frusta
dell’inverno
che si rintanano
con le nocciòle accanto
a sognare il tepore e la luce
della stagione buona.
Siamo milioni, miliardi
a rinunciare ai baci, agli abbracci
al calore di corpi vicini
divisi da figli, amici, nipoti.
E la Natura respira
senza la nostra
presenza ingombrante:
i delfini ruzzano
nell’acqua dei porti;
i cigni ergono fieri
il loro magnifico collo
stupiti di tanto miracolo;
le lepri s’inseguono
nei parchi solitari.
E noi
varia umanità
sparsa per valli, contrade,
paesi, città,
coste e montagne
pianure e deserti
a chiederci
che futuro sarà
e quando e come
smarriti
impauriti
increduli
di tanta tragedia
solo ieri orgogliosi
dei nostri progressi
della nostra superba civiltà.
E sogniamo
di poterci sfiorare
di liberare il sorriso
di sollevare
finalmente
il cuore
dal peso
che l’opprime.
di Maria Gisella Catuogno


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