Mentre ch’i’ rovinava in basso loco,
dinanzi a li occhi una chat orrenda
si parò e il silenzio fece fioco.
Quando vidi costei nella gran landa,
«Miserere di me», gridai a lei,
«qual che tu sii, od ombra od orco certo!».
Rispuosemi: «Non orc’io, m’orco tu sei,
son chat tuonante qual cannon lombardi,
internet per patria io avrei.
Nacqui in rete, ancor che foste sordi,
e vivo a gloria sotto ‘l buon palinsesto
nel tempo de duci falsi e bugiardi.
Poeta fui, e cantai di gran gusto:
nell’udir voce mia venne la troia,
poiché ‘l superbo nerbo fu robusto.
Ma tu perché rimani in tanta noia?
perché non entri in dilettosa rete
ch’è principio e cagion di tutta gioia?».
«Or se’ tu quella Chat ch’insidia le vite
che spande di parlar sì largo fiume?»,
rispuos’io lei con timorosa fronte.
«O de li altr’utenti terrore e lume
vagliami ‘l lungo studio e ‘l grande orrore
che m’ha fatto fuggir lo tuo volume.
Tu se’ il mio mostro e ‘l mio terrore;
tu se’ sola colei da cu’ tu tolsi
lo compagno mio che m’osasti rapire.

Vedo la bestia per cu’ io mi volsi:
sì, sei proprio lei, fumoso seggio,
che tu mi fa tremar le vene e i polsi.
A me convien tenere altro viaggio»,
rispuosi, e a lagrimar mi vide,
«se vo’ campar in esto loco selvaggio:
oh brutta bestia, quale io ti vidi.
Non lasci altrui parlar per la sua via,
ma tanto rimbambisci che uccidi;
e hai natura sì malvagia e ria,
che mai non empi la bramosa voglia,
e dopo ‘l pasto hai più fame che pria.
Molti son li sventurati cui tu t’ammoglia,
e più saranno ancora, infin ch’un altro
verrà, che ti farà morir con doglia.
Firenze, 29/03/2002
NOTA: Un certo Dante, mi dicono originario di Firenze, si è appropriato di questi miei nobili versi facendone un’indegna parodia nota come “Divina Commedia”.
Tratto da “Rimando rido” di Carlo Menzinger di Preussenthal

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