WEN – TEATRO – Riflessi di vita – Carlo Menzinger di Preussenthal

Vitangelo era seduto sulla poltrona del teatro e si agitava inquieto. Due erano i motivi che gli rendevano particolarmente poco piacevole quel luogo. Il primo era la scomodità delle poltroncine. Si era sempre domandato come mai in un teatro bello e importante come il Teatro Verdi di Firenze fossero ancora fatte in quel modo, così strette e, soprattutto, con così poco spazio per le gambe, quando qualunque cinema aveva ormai poltrone assai più comode. Negli Imax erano praticamente dei letti. La gente era ormai abituata a megaschermi casalinghi e a guardare gli spettacoli comodamente distesa su divani, magari dotati di chaise longue. Quelle micro-sedute erano un inutile supplizio che sembrava fatto apposta per allontanare la gente dal teatro. Eppure il Verdi era, come sempre, quanto mai pieno.

Mentre cercava di trovare una posizione non troppo sconfortevole, un’altra inquietudine lo stava assalendo man mano che lo spettacolo andava avanti: ogni scena che stava osservando, infatti, somigliava preoccupantemente sempre più alla sua stessa vita, finché vide il protagonista andare a sedersi in un’analoga poltroncina, con lo stesso velluto rosso, di un simile teatro.

Era lì, davanti a lui, intento a guardare uno spettacolo e si capiva che anche questo personaggio, il suo nome era Jakov Petrovic, osservasse altrettanto inquieto, la vita di Tertuliano Máximo Afonso, il protagonista della rappresentazione che stava seguendo.  Le loro vite erano così simili che Jakov Petrovic si sentiva molto a disagio.

D’un tratto Vitangelo si accorse di non essere più seduto in mezzo al pubblico del teatro ma di essere lui stesso Jakov Petrovic e di avere le medesime sensazioni. Eppure, quella non era più una semplice recita ma la sua nuova, vera vita. E mentre si immedesimava nella sua nuova personalità, si sentiva sempre più coinvolto dallo stato d’animo di Tertulliano Máximo Afonso, il personaggio su quel palco dentro il palco.

Ancora, dunque, si accorse di non essere più dove era stato sino a quel momento, nel teatro dentro il teatro, e di non essere più né Vitangelo, né Jakov Petrovic ma di essersi di nuovo proiettato su un ulteriore palco, quello di Tertuliano Máximo Afonso e, anzi, di essere lui stesso Tertuliano Máximo Afonso, seduto in un terzo teatro matrioska, dentro gli altri due, intento a osservare la propria vita raffigurata in un quarto teatro.

Comprese allora che per lui non c’era via d’uscita. In nessun modo avrebbe potuto infatti alzarsi come avrebbe voluto e andarsene dal Teatro Verdi o da quegli altri due teatri infissi l’uno nell’altro.

Era imprigionato in un loop e avrebbe continuato a essere inghiottito di volta in volta dalla personalità di un altro suo doppio teatrale, giacché questo era l’effetto di uno spettacolo coinvolgente, in cui ci si immedesima troppo.

Vitangelo e i suoi doppi non avrebbero ormai potuto far altro che allontanarsi per sempre, inesorabilmente, dalla vita reale.

Carlo Menzinger di Preussenthal

http://www.menzinger.it

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