Il mio passo, il ronzio di un calabrone.
Chi ha abitato questo luogo?
C’è nessuno? Ascolto.
Una porta sbatte, un campanello insiste,
risate come grugniti o fiori spampanati,
grida stridule come gessi sulla lavagna,
un rosario di lamenti
risuonano in testa
volti invisibili, occhieggiano, spiano.
Mi aspettavano.
Il vuoto è pieno, il silenzio è frastuono.
Un ghigno dipinto sul muro
minaccia ricordi.
L’occhio di un orologio sopra la porta
segna mezzanotte
ma fuori il sole è alto e trapela
attraverso vetri opachi di polvere.
Polvere di ossa. Polvere di stelle. Polvere da sparo.
Semplicemente polvere.
“Chiedi alla polvere”
ma non a quella che corre rutilante sulla strada
chiedi a QUESTA polvere
sincera, ferma di spazio e di tempo.
Ha molto da raccontare a chi chiede
a chi ascolta.
Qui, per sempre qui.
Dove non si vive e non si muore
né in cielo né in terra.
Qui da dove nessuno se n’è andato ancora.
Sono tutti ad aspettarci in questo limbo,
appesi alla lampadina che pende attonita dal soffitto,
aggrappati alle grate delle finestre,
stampati sul muro,
brulicanti tra i ciuffi d’erba,
tra le mattonelle che ridono sdentate.
Oggi inizia l’estate.
Leggo sul programma: previste anche visite notturne.
E così sia.

di Nicoletta Manetti
da “ Sinfonia per San Salvi”

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