Io mi osservavo entrare dentro il fiume
senza paura in tutta convinzione,
e guadavo sui sassi con prudenza
il rio insidioso della mia esistenza.
Vidi la polla e scorsi anche la foce,
il fiume vorticoso e insieme calmo,
vidi sotterra le rocce infiammate,
dune di ghiaccio restare gelate.
Vidi nel cielo le nebbie e i vapori,
e scéndere rugiada con la neve,
squarci d’azzurro con echi lucenti,
scrosciare pioggie a gocce o a torrenti.
E guardai l’alba fusa nel tramonto,
un sole roseo ed uno tutto arancio
sostare sul confine fra i bagliori
di terra e cielo in vìvidi colori.
Ci fu l’inverno in uno con l’estate,
caldo splendore e gelo all’improvviso,
il pino mugo unito alla bufera
sui lidi di pinete in folta schiera.
Dolce e muschioso era il volo dell’aria
raggelato da venti boreali
a primavera di stupite piante
col dolce autunno in fretta assai calante.
Vidi nel giorno il cerchio della luna,
le stelle comparire in piena luce,
e in un deserto d’insolita veste
vidi il rigoglio di boschi e foreste.
Vivevo dentro il sogno e mi vedevo,
vedevo la realtà ma poi sognavo,
ma sempre grato al dono d’esser vivo
senza timore sempre più gioivo!
di Daniele Ambrosini

Nota dell’Autore:
Situazioni della Terra e del Cosmo e momenti temporali diversi vissuti in un caòtico e unitario presente, non privo però di una sua piacevolezza.

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