Ada Ascari legge: “La Cura” di Hermann Hesse

Personalmente mi sono stufata di leggere libri impegnati, profondi, di autori che hanno sopra di sé la corona di maestri della scrittura e libri che, se si va a cercare nelle recensioni, non hanno meno di 4 stelle.

Detto questo …il libretto autobiografico di Hesse è la cronaca, tra l’ironico e lo scocciato del soggiorno dello scrittore a Baden, reso necessario per la sciatica incombente. Niente di meglio quindi che un soggiorno termale in una località di cura circondato da altri malati, depressi, ischiatici. Si parte dal fascino di Baden, ridente località elvetica, attrazione di personaggi i più disparati. La visita medica, le cure per immersione nelle acque calde che dovrebbero, e forse lo fanno, cancellare dolori reumatici e gotta. Anche Hesse si sottopone ai bagni, ogni mattina e durante il giorno girovaga per la cittadina che offre distrazioni e divertimenti: dalla musica al Casinò. 

Non mancano i disagi dovuti alla vicinanza di confinanti rumorosi, il capitolo sull’olandese è un saggio di bravura nella descrizione dei coniugi attraverso i rumori che filtrano dalla parete. Scrive “Non odiavo più soltanto la sua voce, ma lui stesso, la sua persona reale, e quando, durante il giorno, m’imbattevo in lui, ignaro e contento, mi pareva d’incontrare un mio nemico dichiarato, uno che voleva il mio danno, e tutta la mia filosofia mi serviva soltanto a non manifestare esteriormente ciò che sentivo“.

Non manca anche per il nostro poeta la depressione che si insinua subdola, dovuta probabilmente al calore debilitante dell’acqua, depressione che però scompare quasi all’improvviso e si scarica in una risata repressa durante uno dei pranzi luculliani, assolutamente inadeguati a un luogo di guarigione.

La descrizione della sala da pranzo mi ha riportato a una mia esperienza estiva quando mi sono trovata a pranzare con un’amica in un albergo che mi ha ricordato moltissimo quello descritto da Hesse.
Le ultime pagine sono scritte una volta rientrato a casa e sono il compendio di tutte quello che sono stati i giorni badensi: “Non c’è malato che con un solo passo, foss’anche quello attraverso la morte non possa ridiventar sano ed entrare nella vita. Non c’è peccatore che con un solo passo, foss’anche quello che lo porta al patibolo, non possa ridiventare innocente e divino. E non c’è uomo intristito, sbandato e apparentemente ridotto a zero che un solo cenno della grazia non possa rinnovare all’istante, facendone un bimbo felice“. 

Hesse è perfettamente consapevole che la sua cura è stata solo una parentesi che l’ha portato fuori dal suo mondo domestico, ed è anche consapevole che come tutti quelli che hanno soggiornato a Baden ritornerà, perché tutti ritornano.

Un libro da leggere quindi, da tenere nella propria libreria, per me virtuale. Ma ora dico basta! Ho voglia di ridere, di divertirmi anche con parole stupide o leggere. Il mio prossimo libro sarà molto diverso da questo che ho appena terminato.

Rispondi