Ada Ascari legge: “Le persiane verdi” di Georges Simenon

Non nascondo che la lettura di questo libro è stata molto travagliata. Iniziato con l’audio libro mi sono resa conto che in quel modo non sarei mai riuscita a finirlo e allora sono andata in biblioteca a prenderlo in prestito. Anche con il cartaceo in mano è stata dura, non per colpa del libro che probabilmente è un libro che vale ogni sua pagina. ma per la mia poca disponibilità a entrare in una storia che sentivo lontana e poco affine alle mie corde.

Non sono riuscita nemmeno a immedesimarmi nella trama che racconta la vita, l’ascesa e il declino di un uomo che partito dalla povertà è arrivato al successo. Lo sentivo lontano e nemmeno sapere che probabilmente si trattava di una autobiografia mascherata mi dava lo stimolo della curiosità. 

Ci ho messo ben più di un mese per arrivare in fondo e se devo dire la verità non sono nemmeno  bene riuscita ad afferrare il significato del titolo. Probabilmente per la mia distrazione, avevo la testa da un’altra parte. Chissà se magari in un futuro vivono o lontano riuscirei a rileggerlo con un altro spirito.

Scritto in terza persona ma dal punto di vista del protagonista è un susseguirsi di rivelazioni e di flashback che ci rivelano via via la vita del “grande Maugin”, attore di successo, personaggio pubblico, illustre istrione, bevitore accanito e uomo dai mille segreti. 

Il primo e più inconfessabile è la sua origine di ragazzo lacero nel corpo e nello spirito, fuggito da una famiglia che oggi si chiamerebbe disfunzionale, in cui anche la morte non è una tragedia.

E poi le donne, che usa a suo piacimento finché non viene usato lui stesso, il sesso “tanto per fare” animalesco e primitivo, l’assoluta mancanza di morale verso tutti, anche verso il figlio illegittimo che disprezza, ma di cui non riesce a liberarsi. Circondato da una corte che è più circo che reale vive alla giornata fino a che una sentenza fatale lo colpisce. È la vita che reclama il suo prezzo e presenta il conto.

In questo inferno in terra l’unica oasi che lo conforta senza però dargli soddisfazione è il rapporto con la terza moglie che in un impeto di generosità, scaturita da chissà dove, ha sposato incinta di un altro per darle onorabilità e dignità. 

Lei lo ama? Probabilmente gli è solo riconoscente e con una remissività completa lo accudisce e ottiene quella rispettabilità che mai avrebbe avuto. 

Lui è geloso – ma è gelosia la sua? – di una donna che non è stata sua che vive nella sua casa con la bambina di un altro, geloso dell’intimità che c’è stata con l’uomo che l’ha messa incinta e le cui immagini lo perseguitano.  Fugge, come ha sempre fatto, ma un piccolo imprevisto lo colpisce… 

Questo libro è talmente un classico che non si rivela niente dicendo che l’infezione di un amo da pesca nel piede lo porta alla morte. E allora nelle ultime pagine – e solo in quelle – sono riuscita a trovare qualcosa che mi ha rapita.

Non so, forse era perché sapevo che il libro stava per finire,  che il mio supplizio era quasi al termine, ma sono stata sommersa dalla descrizione degli  ultimi pensieri di un uomo che sta per morire.

È così che si ripercorre a ritroso la strada che ci ha portato alla fermata definitiva? È così che si incontrano di nuovo tutti coloro che hanno fatto parte della nostra esistenza?

In questo Simenon è stato sublime, per me sono bastate queste ultime pagine per rivalutare tutto il romanzo, per dimenticare la fatica, i tentennamenti il desiderio di abbandonare la lettura. Ho riletto le pagine più volte e ho sentito tutta la disperazione e la sorpresa, la curiosità di trovarsi in un mondo parallelo, il disagio e la tenerezza, la scoperta di ricordi rimossi, anche i più lontani, le origini, la vergogna, il dolore di sapere che si sta varcando una soglia oltre cui non si sa che cosa si troverà. Il conteggio dei respiri, che si fanno assenti, il rilascio degli sfinteri, il velo di pianto sugli occhi. Addio Maugin.

Ada Ascari

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