
È stato difficile, molto difficile leggere questo romanzo. Quando stai accanto per una vita a una persona che ha una figlia con problemi mentali, i ricordi della sofferenza li vorresti rimuovere. Eh, si perché la malattia mentale ha la caratteristica, per chi ha un minimo di empatia, di risucchiarti e di prosciugarti. Non è facile seguire una persona con una malattia simile, soprattutto se trascorre mesi di esaltazione seguiti da mesi di down totale. Non è facile se quella persona va assistita 24 ore su 24. Non è facile se rifiuta le cure o se rifiuta l’aiuto del terapeuta o dei volontari (che lavorano nelle case famiglie), che spesso vanno in burnout.
Noto tra l’altro, che perlopiù il libro è definito difficile perché si parla di cultura. Mah! Diciamo che l’idea alla base del libro è interessante. Il dialogo terapeutico tra medico e paziente. Dialogo prima di tutto tra due esseri umani. Tuttavia, chi opera come psicologo o psichiatra sa bene che il dialogo terapeutico è gestito dal medico. Se invece prevale il paziente, cioè se è il paziente a guidare il dialogo, allora il terapeuta ha fallito. Il dialogo deve essere libero, ma il terapeuta usa il dialogo come strumento e non come fine. E già qui ci sono delle notazioni negative. Almeno quello che rilevo.
Nel libro, la protagonista, Alicia guida i dialoghi. Non solo ma addirittura affronta temi culturali di alto livello. Sarà un genio questa Alicia, perché la maggior parte dei pazienti psichiatrici di certo non riescono ad affrontare ragionamenti così complessi. Se lo facessero, infatti, sarebbero sani. Si chiama malattia mentale è, secondo il Ministero della Salute italiana: Il disturbo mentale è inteso come una sindrome caratterizzata da significativi problemi nel pensiero, nella regolazione delle emozioni, o nel comportamento di una persona, che riflettono una disfunzione dei processi psicologici, biologici o dello sviluppo che compongono il funzionamento mentale.
E già qui il libro pone dei grossi interrogativi, cioè ma davvero si vuol dare dignità ai malati mentali ipotizzando che una paziente psichiatrica sappia ragionare così bene? Io, se lo posso dire, lo trovo quasi offensivo. Non solo.
Proseguiamo. Un’altra questione. Premetto che non sono un medico. Quindi, le mie sono rilevazioni basate sulla mia piccola esperienza personale. A me risulta, che la malattia mentale come altre patologie purtroppo può insorgere in età adolescenziale ma non preadolescenziale. Spero che un medico possa dare il suo parere su ciò. In breve, l’idea era buona ma è stata letteralmente sprecata dall’autore. Probabilmente McCarthy non ha mai incontrato persone affette da malattia mentale.
Infine, il libro sembra più un esercizio di erudizione vecchio stile, che un romanzo intenzionato a scandagliare davvero la sofferenza psichiatrica. Per questo non posso dire che mi sia piaciuto, se non si fosse capito. I ricordi personali non sono contrattabili. Troppa sofferenza ho visto sia nel mio compagno che in sua figlia. Questa recensione è un atto dovuto alla loro sofferenza e a tutte le famiglie che devono sostenere il peso emotivo di avere un familiare malato psichiatrico.
Gabriella Zonno

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