
IL NUOVO MAGAZZINO DEI MONDI
La nascita di una nuova rivista di fantascienza è un evento importante che testimonia una rinata vitalità di questo genere letterario che, pur essendo tra i più nobili, unendo in sé letteratura e speculazione scientifica e mostrando un grado di creatività che trova confronti solo nelle altre categorie del fantastico, continua assurdamente a faticare nel trovare i suoi spazi e i suoi riconoscimenti.
È passato meno di un anno e mezzo dall’uscita del primo numero (luglio 2022) della rivista World SF Italia Magazine (ora giunta al sesto numero) voluta dall’omonima associazione degli operatori del fantastico e pubblicata da Edizioni Scudo, che già una nuova fanzine fa la sua comparsa sul difficile territorio italiano: “Il Magazzino dei mondi”.
Apre il primo numero un bell’editoriale firmato da un misterioso Il Magazziniere, in cui un po’ si fa il punto sulla fantascienza italiana, un po’ si raccontano le ragioni della nascita della rivista e la scelta del nome, connessa non tanto all’inglese magazine (voluta è la scelta di un nome italiano per parlare di letteratura nazionale), quanto a un’idea per il titolo di una rivista avuta, si dice, dallo stesso Magazziniere, e comunicata al mitico curatore di Urania e non solo, Giuseppe Lippi, che a suo tempo, nel 1998, l’aveva citata.
Viene ricordato che una rivista, curata da Delos, con lo stesso nome era già esistita, per soli 3 numeri. Ci auguriamo che questa possa avere ben più lunga vita.
Viene anche esplicitata la volontà di pubblicare opere (racconti e saggi) di qualità anche “intervenendo prima di pubblicarle con un dignitoso lavoro di revisione e aggiustamenti micro e macro quando necessario”. Avendo subito inviato dei miei testi per la pubblicazione, posso confermare che l’intento è per ora rispettato.
Il primo racconto è “Trashbuster” di Francesco Cotrona, che mi fa subito pensare a “Pulphagus” (Premio Urania 2016) di Lukha Kremo, in quanto in entrambi si parla di spazzatura spaziale e del problema del suo smaltimento, ma poi il romanzo e il racconto prendono strade per diverse, innanzitutto perché il romanzo è incentrato su planetoide-discarica, mentre Cotrona ci parla dei detriti in orbita intorno alla Terra (e non solo), problema che pare fantascientifico ma che è già reale. Se le preoccupazioni per l’ambiente terrestre sono forti, non dobbiamo, in effetti, dimenticarci dei rischi che il sovraffollamento di satelliti sta provocando.
Segue “La razionalizzazione di QFADZ” di Massimo Ferri in cui si affronta l’attuale tema della trasmissione della memoria e delle percezioni da individuo a individuo. La soluzione prospettata è di tipo biochimico e non informatico come più spesso di prospetta. Il finale è ironico.
Con “Scarafaggi cibernetici” di Stefano Machera torna il tema dello smaltimento dei rifiuti in un racconto di ambientazione decisamente italiana, anzi napoletana, dove il fantascientifico si mescola con i degradi urbani contemporanei e allarmi sui difetti delle IA ma anche sui disastri ambientali che ormai sono dietro l’angolo.
Il tema ambientale riemerge in “Sono solo ombre” di Angelo Frascella che ci parla di ecosistemi autonomi ovvero di bolle alla “Fuga di Logan” in cui un’umanità futuro potrebbe sopravvivere ma anche di un pianeta ormai prossimo al collasso ecologico, di assicurazioni che nascondono manovre illecite dietro a consulenti pronti a tutto.
Assai lungo è “Esogeni” di Tea C. Blanc, quasi un romanzo breve che parte da un incontro tra amici d’infanzia dopo molto tempo portandoci in una distopia futura in cui si vive sconnessi dal web e la tecnologia pare regredita per “un piano di estinzione di gran parte dell’umanità”. Eppure, questo regresso tecnologico cela la presenza di Intelligenze Artificiali evolute che guidano le sorti dell’umanità, non ritenuta pronta a gestire internet. Un mondo in cui sono riapparsi i radioamatori e vecchi sistemi di comunicazione e in cui sacche di ribellione covano nascoste.
“In viaggio con SOFIA” di Davide Formenti ci parla dell’attraversamento di un wormhole da parte di un’astronave guidata da un SOFtware a Intelligenza Artificiale. Il protagonista si ritroverà in un mare gravitazionale che sembra quasi l’aldilà.
Nella distopia di Pietro Vanessi “The Counters”, in una ossessiva dittatura, tutto è controllato da dei Contatori, persino i respiri e le parole usate, che non vanno quindi sprecate.
In “Pianta Grassa” di Mario Flammia il mondo sta per finire ma anche questi ultimi momenti meritano di essere vissuti.
Emiliano Maramonte con “Questa è la verità” ci trasporta in un misterioso aldilà in cui il nostro mondo e le persone stesse appaiono misteriosamente duplicati come in uno strano deja-vu.
Ne “La storia ininiziata” Andrea Viscusi ci mette davanti il classico incubo dello scrittore “la pagina bianca” che qui però si trasforma quasi in un vero incubo dai toni fantasy.
Matteo Gambaro nel breve racconto “Il segnale” ci parla delle psicosi di un piromane: pilotate da chi?
Singolare l’incontro descritto da Matteo Frosini in “Dante” con una sorta di “scemo del villaggio” che vive come un barbone e declama l’Inferno dantesco. La storia assume presto toni fantastici e magici.
Se nel precedente racconto si cita l’Alighieri, Alberto Cecon chiama in causa persino la “Tempesta” di William Shakespeare nel suo “La sostanza di cui sono fatti i sogni” che affronta il tema della coscienza delle Intelligenze Artificiali con un richiamo anche alla follia del computer Hal 9000 di “2001 Odissea nello spazio: anche qui l’astronave è guidata da una Mente Artificiale sulla cui perfetta lucidità sorgono dei dubbi.
Il racconto chiude la parte di narrativa.
La parte saggistica “Pianeta Italia” si apre con un lungo articolo di Giovanni Mongini sul cinema fantascientifico degli anni ’50 che affronta i due film “Assalto alla Terra”, “Il mostro della Laguna Nera”.
Roberto del Piano, poi, si occupa della difficile trilogia sull’Esorcismo di Philip José Farmer (“L’immagine della bestia”, “Nelle rovine della mente” e “Traitor to the living”) in cui prevale il “porno horror al limite della demenzialità”, toni dunque assai diversi dalla sua saga sul “Fiume della Vita”.
Phat Gordon ci racconta di essere riuscito a ritrovare e collezionare i primi cento numeri di Urania, in buone condizioni di conservazione, e recensisce i primi due: “Le sabbie di Marte” di Arthur C. Clarke e “Il clandestino dell’astronave” di Lester del Rey.
Il volume si conclude con una serie di recensioni: La serie “Singularity” di William Hertling, commentata da Massimo Ferri, “Un oscuro scrutare” di Philip K. Dick, letto da Emiliano Maramonte, il film “Tides” di Tim Fehlbaum, recensito da Matteo Ciccone e, infine, “Utonti” di Phat Gordon, che ci parla degli “utenti-tonti” dell’informatica, commentato ancora da Matteo Ciccone.
In chiusura leggiamo l’annuncio di un paio di concorsi della World SF Italia e la corrispondenza dei lettori (“Posta galattica”).

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