RIFLESSIONI DI UN POOHLOVER
I Pooh, chi erano costoro? Nella locandina per la presentazione del saggio “La poesia dei Pooh” (Giulio Perrone Editore, 2021) l’autore Massimo Acciai Baggiani scrive “Dedicato a voi Poohlovers”. Beh, io non sono mai stato un Poohlover e non avevo neppure mai sentito questo termine che forse è un’invenzione di Acciai. Ovviamente so e sapevo chi fossero i Pooh. Non mi si attaglia la parafrasi della canzone degli Stadio “Chiedi chi erano i Pooh”, perché, più o meno, ho sempre saputo della loro esistenza, avevo un’idea delle loro facce e avevo certo sentito varie loro canzoni, ma questo gruppo musicale non è mai rientrato nel mio ristretto panorama musicale. Devo, però, dire che oggi non ascolto quasi più musica pop e anche da ragazzo mi limitavo, saltuariamente, al rock e ai cantautori. Per me i Pooh rientravano nel contesto sanremese e li ho sempre abbinati ai Ricchi e Poveri.
“La poesia dei Pooh” mi ha fatto scoprire, tardivamente, che questo gruppo aveva dei testi ricchi di riferimenti letterari e al tempo da loro vissuto. Una poetica che tocca con capacità le tematiche dell’amore, dell’amicizia, ma anche della politica e del sociale.
Massimo Acciai Baggiani, autore poliedrico e multiforme che spazia dalla narrativa alla saggistica alla poesia, ci presenta la poetica soprattutto dei due principali parolieri del gruppo Valerio Negrini e Stefano D’Orazio, mettendola spesso in relazione con opere di altri artisti dell’epoca e con opere letterarie le più varie. Acciai ripercorre in questo volume uscito or ora nella collana “L’Erudita” di Giulio Perrone Editore tutti i testi di questi autori, contestualizzandoli nella loro biografia e aggiungendovi considerazioni personali che rendono più viva la narrazione.
Precede il suo lavoro la prefazione di Fabrizio Di Marco, fondatore di Brennero ’66, una tribute band del gruppo, e lo conclude in appendice un racconto dello stesso Acciai, ispirato ai Pooh.
La prima parte è dedicata a Valerio Negrini (Bologna, 4 maggio 1946 – Trento, 3 gennaio 2013), la seconda a Stefano D’Orazio (Roma, 12 settembre 1948 – Roma, 6 novembre 2020).
D’Orazio, come ricorda anche Acciai, è stato una delle recenti vittime della pandemia di covid-19.
Per chi come me è poco informato su di loro riporto qui quanto ne scrive wikipedia:
“I Pooh sono stati un gruppo musicale italiano formatosi nel 1966 a Bologna e scioltosi il 30 dicembre 2016 a Casalecchio di Reno.
La composizione del gruppo ha subìto diversi cambiamenti nel corso dei suoi cinquant’anni di storia, ma la formazione rimasta stabile per 36 anni, dal 1973 al 2009, e con la quale il gruppo conobbe i suoi maggiori successi (tra i quali la vittoria al 40º festival di Sanremo), fu quella composta da Roby Facchinetti (tastiera), Dodi Battaglia (chitarra), Red Canzian (basso) e Stefano D’Orazio (batteria e, occasionalmente, flauto): la voce principale fu quella di Facchinetti, autore di molti brani del gruppo in coppia con il paroliere Valerio Negrini, ma anche gli altri tre membri del gruppo, cui contribuirono con numerose proprie composizioni, erano voci soliste nei brani di propria creazione. I quattro Pooh di tale periodo furono insigniti dal presidente italiano Cossiga dell’onorificenza di cavalieri.
Altro noto membro dei Pooh è il bassista Riccardo Fogli, che nel 1973, dopo l’album Alessandra, intraprese una carriera da solista, partecipando poi alla tournée d’addio alle scene del gruppo nel 2016.
Nel corso della carriera il gruppo ha venduto più di 100 milioni di dischi, record per un complesso italiano.”

di Carlo Menzinger di Preussenthal

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