
UN TRITTICO HORROR SULLA SCHIZOFRENIA
Singolare il volume realizzato da Marco Gazzola “Hyde in time” (Edikit, 2023) partendo dalla celebre opera “Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde” (1886) di Robert Louis Stevenson(Edimburgo, 13 novembre 1850 – Vailima, 3 dicembre 1894).
È diviso in tre parti:
- una prima stesura immaginaria dell’opera di Stevenson (pare ne abbia davvero fatta una versione poi distrutta), antecedente all’originaria,
- “Il lupo di Whitechapel”, un sequel, sempre immaginario, scritto dal figliastro dell’autore Samuel Lloyd Osbourne (San Francisco, 7 aprile 1868 – Glendale, 22 maggio 1947), scrittore realmente esistito,
- “Hyde in time”, un successivo sequel del di lui figlio, il barbone quasi omonimo Samuel Osbourne. Samuel Lloyd Osbourne, effettivamente, nel 1936 si risposò con Yvonne Payerne, di quaranta anni più giovane, dalla quale ebbe un terzo figlio, Samuel (nato a Nizza nel 1936). Non mi risulterebbe essere mai stato anche lui uno scrittore né saprei se sia diventato davvero un barbone.
Nel romanzo ottocentesco la vicenda è narrata dal punto di vista di un avvocato, Utterson, amico dello scienziato, fino a quando Jeckyll prende la parola tramite una lettera indirizzata a costui, nel quale spiega la vicenda.
Gazzola cambia innanzitutto il punto di vista, che diventa, nella prima parte, quello di Edward Hyde, la metà rappresentante il Male del binomio schizofrenico Jeckyll-Hyde. Ne consegue un più marcato accento su una visione malata o perversa della storia, che già in questa prima parte degenera maggiormente verso l’horror (che pur caratterizzava l’originale di Stevenson), il macabro e il pulp.
La componente fantastica, quasi onirica, si accentua ulteriormente nei due sequel.
La trovata di Gazzola è quasi un’ucronia narrativa, o meglio una sliding-door, con la vicenda che non si conclude con il suicidio del dottor Jeckyll, incapace di controllare le proprie trasformazioni in Edward Hyde, ma prosegue con la trovata paranormale di immaginare una trasmigrazione della personalità malvagia di Hyde in vari altri soggetti, andando a mescolare questo personaggio letterario con il mito della cronaca nera di Jack Lo Squartatore, la cui misteriosa identità viene quindi fatta corrispondere a quella di Hyde, trasmigrato in corpi maschili e femminili per compiere i suoi delitti e, soprattutto, nelle vesti del pittore Walter Sickert (Monaco di Baviera, 31 maggio 1860 – Bath, 22 gennaio 1942), figura realmente esistita e che, come detto espressamente nel romanzo “rientra tra i principali sospettati di essere stato il famigerato Jack lo Squartatore, l’autore degli storici omicidi avvenuti a Londra nell’estate del 1888, ancora oggi avvolti nel mistero.
A confermare l’ipotesi è la criminologa e autrice di romanzi Patricia Cornwell, la quale, dopo anni di studi relativi all’identità del famoso serial killer, ha pubblicato la sua tesi intitolata “Ritratto di un assassino: Jack lo squartatore – Caso chiuso”, nella quale spiega la sua teoria riguardo all’immagine di Jack lo squartatore celata nel pittore inglese.” (come si legge su Wikipedia).
L’identificazione di Hyde con questo pittore del Camden Town Group giustifica e avvalora la scelta dell’autore di illustrare il volume con numerosi disegni a colori realizzati dalla brava Roberta Guardascione, di fatto una sorta di seconda autrice di questo volume.
Le tre parti, che si immaginano scritte in diverse epoche storiche e da diverse penne, presentano di conseguenza anche caratteristiche stilistiche e narrative diverse tra loro.
In particolare, l’ultimo testo appare come un alternarsi di resoconti di sedute psicoanalitiche, pagine di diario e articoli di giornale.
L’intero libro poi presenta, tra un romanzo e l’altro alcune parti finto-saggistiche che in gran parte si richiamano a reali dati storici e letterari ma in parte reinventano le vicende letterarie di Hyde e cronachistiche di Jack Lo Squartatore o biografiche di Sickert. Una grande lavoro di ricostruzione storica e decostruzione ucronica da parte di Gazzola.
Ne nasce un volume ricco e intenso, graficamente elegante, cupo nei suoi rossi e neri prevalenti, originale nella costruzione, dark e pulp nel risultato. Di nuovo un ottima prova per Mario Gazzola che già avevo apprezzato con il cupo romanzo teatral-carcerario “Buio in scena” e altri racconti, tra cui la sua partecipazione all’antologia di prossima pubblicazione “Psicomondo”.
Un plauso particolare all’illustratrice Roberta Guardascione.

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