
LA GUERRA DEI SALOTTI FIORENTINI
Marie Laetitia Bonaparte Wise Rattazzi, chi era costei? Non molti ricorderanno chi fosse questa dama francese anche se i cognomi Bonaparte e Rattazzi certo qualche ricordo di storia sapranno smuovere. Il nome per me non è nuovo, avendo persino fatto accenno a lei nel mio racconto “Il collezionista inglese” (pubblicato nell’antologia “A Firenze Capitale”, curata da Sergio Calamandrei e Cristina Gatti per il Gruppo Scrittori Firenze, Edizioni Carmignani, 2021) in cui scrivevo “Ti ho visto frequentare il salotto di Carlo Poniatowski e ti ho visto alle feste di carnevale di Palazzo Corsini o a Casa Fenzi, anche quando nel 1866 madame Rattazzi, quella dei “quadri viventi” si presentò seminuda, mascherata da baccante, facendo parlare di sé per anni” e avendone letto qualcosa scritto nello stesso volume da Caterina Perrone che a lei aveva dedicato il suo racconto “Nei salotti”.
Leggo ora quindi il saggio “Marie Laetitia Bonaparte Wyse Rattazzi a Firenze” (Angelo Pontecorboli Editore, 2023), sottotitolo “La principessa internazionale”, scritto proprio da Caterina Perrone più per l’interesse verso l’autrice del volume che per quello suscitatomi dalla protagonista della biografia in questione, donna, quest’ultima, che poche simpatie mi ispira.
Se il racconto citato della Perrone faceva fin dal titolo esplicito riferimento ai salotti fiorentini, anche questo saggio è, logicamente, visto il personaggio, assai incentrato sulla “guerra dei salotti” tra quello della straniera Bonaparte e quello della sua avversaria Emilia Peruzzi: due diversi stili e due diversi approcci alla vita mondana, in un tempo in cui nei salotti non si faceva solo arte e letteratura, ma si decideva della politica persino più che nel Parlamento del Regno d’Italia, che, appunto in quegli anni, si era trasferito brevemente da Torino a Firenze, per approdare anzi tempo a Roma.
Che la signora in questione facesse politica era forse implicito nei suoi molti cognomi, da quello dell’avo Napoleone a quello di uno dei suoi numerosi mariti, il ministro Rattazzi.
Francese, parigina, viveva con fatica l’ambiente internazionale (un terzo della gente che contava durante il periodo della capitale fiorentina era straniera) ma un po’ angusto del capoluogo toscano e le era facile fare scandalo, quando cercava di farsi notare e trovare un suo spazio, vuoi per le sue mise a volte un po’ ardite, vuoi per le caricature che faceva delle sue e dei suoi avversari di salotto.
Si dice fosse una donna bella ed elegante. I gusti con il tempo cambiano, ma a giudicare dal ricco e interessante corredo fotografico del volume, la sua presunta beltà mi pare fosse piuttosto sopravvalutata.
Ho avuto il piacere di leggere già numerose volte Caterina Perrone sia come autrice di racconti che di romanzi ma questa è stata la prima volta che l’ho letta come biografa e saggista e ne sono stato piacevolmente colpito.
Il volume è ben scritto e scorre veloce e leggero pur nella ricchezza di dati e informazioni sulla donna, la gente del suo tempo, gli ambienti frequentati e le vicende storiche del momento. Risulta insomma una lettura che merita esser fatta al di là dell’interesse per questa dama franco-fiorentina, per comprendere e respirare l’aria che si respirava a Firenze quando fu Capitale d’Italia ma non solo.

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