
Con Massimo Donda, autore che predilige il genere fantastico, ho condiviso l’esperienza dell’antologia multimediale “Soundscapes” (il suo racconto “Fino all’ultima nota” parlava della minaccia delle intelligenze artificiali e della musica come antidoto) e ora ha aderito entusiasticamente al progetto di un’antologia ispirata al romanzo “Psicosfera”, partecipando con un racconto lungo/ romanzo breve che avrà una parte speciale nel volume (dal probabile titolo “Psicomondo”).
La forma del racconto lungo gli è particolarmente congeniale. Leggo ora infatti la sua “Trilogia di Dio” (Edizioni Scudo, 2021) che ne riunisce appunto tre:
- “In nome del creatore”
- “Non lo stesso Dio”
- “Quando l’uomo gioca a fare Dio”.
Il volume è completato da una assai lunga introduzione dell’autore stesso dal non meno lungo ma esplicativo titolo: “Istruzioni per l’uso – Breve excursus tra scienza, fantascienza, filosofia, razzismo al contrario, fanta ironia, elegia… e un pizzico di tristezza”.
Si potrebbe definire i racconti di Donda un esempio di fantareligione. Come si comprende dal titolo dell’introduzione, ha, comunque, elementi fantascientifici ma soprattutto speculativi, seppur spesso trattati in chiave ironica. Direi quindi che l’opera di colloca anche nel più ampio (e moderno) genere della speculative fiction.
Per comprenderne la genesi, non possiamo non fare riferimento all’introduzione e citarne dei passaggi, come questo preso dalla prima pagina:“dentro di me un flusso caotico di pensiero richiede continuamente di essere trasformato in parole con un preciso senso” e “arrivare in fondo a questo libro ha significato per me dare una forma a questa confusione”. Scrittura dunque, in qualche modo compulsiva, che preme per venire al mondo, per esprimersi e che l’autore asseconda, irregimentandola.
L’originalità stilistica, forzatamente imbrigliata, dei racconti trova, infatti, una giustificazione nelle parole “per comunicare siamo costretti a scendere a patti con regole condivise”. Pur amando il surreale, Donda, peraltro, ha una scrittura chiara e pulita.
Di cosa parla il volume? “Di tre modi di incontrare Dio”, si legge.
Che cosa pensa Massimo Donda del rapporto tra scienza, fantascienza e filosofia, così centrale per la speculative fiction? Credo possa essere sintetizzato da queste su aprole:“La Scienza ha portato l’Uomo sulla Luna. La Fantascienza là fin dove nessun uomo è mai giunto prima. La Filosofia molto, ma molto più lontano…”.
Si dice che anche nel fantastico (nella fantascienza in particolare), se la realtà può essere alterata e persino ignorata, la verosimiglianza va comunque rispettata ma secondo Donda, nei suoi racconti “niente è verosimile, ogni cosa appare grottesca e bislacca, persino il mondo”. Credo lui parli però più che altro di “realismo” piuttosto che di verosimiglianza, perché se questa significa coerenza e logica, queste, pur nell’approccio spesso surreale, non vi mancano.
Un’ultima citazione dall’introduzione, “questo è un racconto in cui ho dovuto continuamente lavorare per sottrazione”, m’induce a una riflessione: ottimo approccio questo, degno, io credo dei migliori autori. Se un pittore crea per aggiunta di colori e uno scultore per sottrazione di materia, uno scrittore dovrebbe compiere sempre entrambe le operazioni: prima costruire una storia, così come viene, poi arricchirla di nuovi spunti e, infine – è importante – ripulirla, appunto per sottrazione, rendendola più asciutta, diretta, immediata.
Nel primo racconto “In nome del creatore” incontriamo una misteriosa cubosfera (un cubo inscritto in una sfera), che non può non farmi pensare alla nostra “Psicosfera” di cui Donda ha scritto di recente. E le somiglianze non sono solo nel nome, giacché, come nel romanzo la suggestione letterario-cinematografica di partenza pare simile a quella dell’evoluzione umana eterodiretta dei monoliti di “2001 Odissea nello spazio”. Come nel film, inoltre, i monoliti, anche le Cubosfere dondiane emergono non solo sulla Terra ma anche nello spazio.
La Cubosfera è portatrice di un non meno misterioso messaggio alieno-divino.
“Ancora una volta fu un intreccio fra Religione, Filosofia, Scienza e Tecnologia a portare l’Umanità al cospetto di Dio”: quante maiuscole nella prosa (e nel pensiero, direi) di Massimo Donda! Ad attrarlo, lo capisco, sono soprattutto i Grandi Temi (metto qualche maiuscola anche io!). Il quotidiano ci ispira poco, a noi autori di fantastico, direi.
Tante solo le citazioni (a inizio capitolo ma non solo) di altri autori e pensatori. Ne vorrei rubare qui una di Clarke, che mi pare esprima bene la filosofia del racconto dondiano: “Ci sono solo due possibilità: o siamo soli nell’Universo oppure no ed entrambe sono ugualmente terrificanti”.
Se io dico spesso che il senso della nascita dell’umanità è quello di creare una razza tecnologica in grado di traghettare la Vita su altri mondi, Donda scrive nel primo racconto: “avete portato a termine il vostro compito così come previsto dal Progetto che dal brodo primordiale doveva portare alle Macchine”. Specie, la nostra, quindi destinata a essere creatrice di qulacosa di diverso da sé.
Anche nel secondo racconto (“Non lo stesso Dio”) c’è un messaggio alieno/divino che assume una centralità persino maggiore che nel primo, apparendo, del resto fin dalle prime righe. Qui l’ironia dissacrante di Donda si fa più marcata e i toni appaiono più surreali.
Il tema della comunicazione uomo-dio o uomo-universo / alieni (importante anche per la mia narrativa, si pensi al mio “Giovanna e l’angelo” scritto proprio sull’incomunicabilità divina) è centrale in questa trilogia e questo racconto lo fa ben comprendere anche se l’amarezza di questa difficile comunicazione è celata da una vernice di irrisoria satira.
Mentre assistiamo alle imprese del “bel maschio bianco protestante ed anglofono” e della mosca ronzante, non mancano le occasioni per una riflessione sulla religione e la fede (“A che serve pensare se si può finalmente, semplicemente, credere?”), ma anche sull’universo e l’infinito (“A un certo punto finì anche l’Infinito”).
Infine, il terzo racconto ci mostra lo sviluppo e la crescita paralleli d’un uomo e dei computer. In effetti, nel corso della mia vita l’evoluzione di queste macchine è stata davvero impressionante: mettere a raffronto una vita umana con questo processo ne evidenzia i ritmi esponenziali.
Se, però, per Donda, un uomo cresce andando verso la morte, i computer, invece, evolvono verso la natura del divino.
Non voglio aggiungere altro, se non l’invito a leggere e scoprire quest’opera singolare, anzi una e trina, per esplorare speculativamente i nostri rapporti con Dio, la Scienza e la Tecnica.

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