
Clara J. Vanni è uno pseudonimo. So chi si cela dietro, ma non so se sono autorizzato a rivelarne l’identità. Ne ho ora letto il romanzo “Il caso MiTech” (Edizione Assopiù, 2022).
Tutto verte attorno a un viaggio aziendale dal sapore fantozziano, uno cioè di quelli in cui i dipendenti sono costretti a partecipare a competizioni e giochi di ruolo per fare squadra e creare spirito di gruppo. Il tutto non sotto casa, a Milano, ma nella remota Santo Domingo. Già così ci sarebbe abbastanza materiale per un romanzo (se non per gli incubi dei dipendenti coinvolti), ma, per colpa di qualcuno dell’azienda, si troveranno tutti coinvolti non solo in un intrigo internazionale ma addirittura in un rapimento di massa.
Il tutto condito da complicati rapporti familiari e di coppia e da una doverosa indagine di polizia su doppio fronte, italiano ed estero.
Il romanzo è arricchito dall’alternarsi di due trame che si sviluppano a pochi giorni di distanza l’una dall’altra, una riguardante il viaggio aziendale e l’altra le successive indagini, così che il lettore si avvicina da due versanti alla soluzione del mistero, giacché, appunto, tutto verte intorno al mistero di una donna ferita che ha perso la memoria e, poi, della scomparsa di un intero gruppo aziendale. Ci si chiede non solo quale sarà la verità ma anche quale delle due trame la rivelerà per prima.
Opera quindi intensa, costruita sapientemente, con scrittura chiara e diretta, che attanaglia il lettore spingendone la curiosità pagina dopo pagina.

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