Di Massimo Acciai Baggiani

«Who wants to live forever?» si domandava anni fa un Freddie Mercury già condannato a morire giovane ed entrare nella leggenda. Chi vorrebbe vivere per sempre, in un mondo di creature mortali, destinato alla morte? Vedere i propri affetti invecchiare e lasciarci con il dolore del sopravvissuto, vedere il mondo cambiare nei secoli, nei millenni, nelle ere geologiche ed eoni, vivere di persona la morte termica dell’universo e non riuscire a trovare pace? A ben pensarci forse l’eterna giovinezza e l’immortalità non è poi quella benedizione che penseremmo in un primo momento. Mi viene ad esempio in mente il bellissimo racconto L’immortale di Jorge Luis Borges in cui alcuni immortali vivono come bruti in un paese remoto, avendo ormai perso il senso della preziosità della vita – in quanto precaria e limitata – e aspettano solo invano di trovare una cura alla propria condizione.
Il tema è stato sfruttato molto nella fantascienza e, per quanto ne so, non ci sono molti personaggi immortali felici (tranne gli Elohim in cui credono i raeliani, o gli umani “di seconda generazione” in Esperimento di Robin Cook) e così non poteva essere che anche per Carlo Menzinger nel suo ultimo romanzo L’eterno e la stella vagante, frutto di molti anni di lavoro (ricordo che me ne parlava già quanto ci siamo conosciuti, nel 2017) e pubblicato finalmente da Tabula Fati nella prestigiosa collana Sci-Fi Collection, uscito in contemporanea anche con Delos in versione e-book. L’immortale in questione è nientemeno che Lazzaro, l’amico di Gesù resuscitato da quest’ultimo nel racconto evangelico: siccome non si può disfare ciò che Dio ha fatto, il malcapitato è costretto a subire questo “dono” non richiesto e verso cui prova avversione e risentimento fin dal suo risveglio miracoloso quanto doloroso dal regno dell’oltretomba.
Lazzaro attraversa i secoli e i millenni, con la speranza di poter finalmente morire in pace “alla fine dei tempi”, come promessogli dal Nazareno. A guidarlo è una misteriosa stella errante che passerà vicino al nostro pianeta nel XXI secolo e che preparerà la strada a una rivisitazione in chiave fantascientifica dell’Apocalisse biblica. Numerosi sono i riferimenti storici e letterari che Carlo inserisce nel romanzo, breve ma denso, e il finale richiama una teoria scientifica avanzata nel secolo scorso riguardo al destino del nostro universo (che non voglio spoilerare).
Il libro si legge tutto d’un fiato, tra continue rivelazioni e colpi di scena, lasciando alla fine sconsolate domande sul senso della vita e soprattutto della morte, come fine degli umani affanni. Una grande prova letteraria di Carlo, che già aveva visitato tematiche apocalittiche in libri precedenti (si pensa a Apocalissi fiorentine e Quel che resta di Firenze) e conduce lontano il lettore.
Bibliografia
Menzinger C., L’eterno e la stella vagante, Chieti, Tabula Fati, 2025.
Firenze, 30 maggio 2025

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