
Il sentiero della speranza. Storia e attualità della frontiera tra Italia e Francia, Enzo Barnabà, Infinito Edizioni 2024
Non so spiegarmi come mai l’epopea della frontiera evochi in me immagini legate al selvaggio West, forse è il ricordo mai sopito di qualche lettura fanciullesca, immagini che resistono anche oggi, sebbene la nostra attenzione sia richiamata dalla realtà del fenomeno dell’immigrazione che ha assunto complessità per proporzioni e problematiche, con assicurata visibilità a opera dei mass media che abilmente governano i sentimenti e gli umori che ne conseguono.
Il saggio di Enzo Barnabà che sto per commentare assume come materia di indagine questo secondo ambito e si implementa sia ricostruendo gli antefatti storici, sia narrando le attuali cronache con la sensibilità che gli è propria.
La frontiera di cui si parla è quella tra Italia e Francia indagata e narrata attraverso i luoghi ai confini tra Ventimiglia e Mentone. Di questa frontiera Enzo Barnabà non è un semplice spettatore, sebbene sia privilegiato dal risiedere (ed è oramai una vita) a Grimaldi, la piccola frazione, nel Comune di Ventimiglia, austera e ricca di storia.
Basti dire che nel 2015 Enzo diviene guida titolata del “Sentiero della speranza” come si chiamerà il percorso che si snoda ai confini della frontiera coni suoi immaginifici passi (Passo della Morte, Passo del Cardellino, Passo dei Sette Cammini ecc.) una volta ricostruito e relativamente bonificato.
La narrazione insiste agli inizi nel rappresentare anche topograficamente lo stato dei luoghi ed è una vera spettacolare indagine. Si parte dal 1722 con le mappe del cartografo genovese Matteo Vinzoni che alle Grimalde (le terre dei Grimaldi) colloca solo la torre della Dogana; infatti l’abitato comincerà a delinearsi nella seconda metà di detto secolo. Enzo, sempre attento alla storia postergata degli umili, descrive la vita e l’economia di questa zona, una economia pastorizia anche se in molti si dedicano alla fabbricazione della calce, come testimoniato dalle decime che vengono versate in natura al parroco della Mortola.
L’abbondanza e la perennità delle acque, con il favore che ne deriva per le coltivazioni, in breve, segnano il destino fulgido del paese. La coltivazione degli ulivi, sopperiti i fabbisogni familiari, si piega alla destinazione industriale nella vicina Marsiglia (illuminazione cittadina e fabbricazione del sapone); ma bisognerà attendere
la fine del diciannovesimo secolo perché Grimaldi divenga terra di sogno, ospitando nelle rocce a picco sulla costa gli insediamenti di lussuose ville con i loro fascinosi giardini babilonesi che assumono anche la funzione di asili confortanti per i milionari inglesi affetti dal mal sottile.
Intanto il paese ha assunto il suo valore di avamposto di frontiera, ubicato com’è nella Repubblica di Genova e diviso da Mentone dalle acque del torrente Garavano.
Le vittorie napoleoniche, dopo che il principato di Monaco è stato spazzato via dalla Rivoluzione francese, spostano il confine oltre Mentone al Ponte San luigi, includendo nel territorio francese anche le zone delle Cuse.
Qui la narrazione si snoda seguendo appunto le vicende della frontiera, il suo spostarsi e assumere distinte configurazioni in coerenza e conseguenza degli eventi politici e bellici.
Negli ultimi anni dell’Ottocento la regolamentazione si perfeziona e si irrigidisce col richiedere i documenti per il passaggio. D’altronde già nel 1888 le due nazioni Francia e Italia si sono dotate di corpi militari transfrontalieri (Chasseurs Alpins e Alpini).
Si tratta di una “mutazione stridente” come la definisce l’autore, che spezza quell’unità culturale e linguistica che aveva contribuito a rendere le barriere tutt’altro che rigide.
Così, in parallelo agli eventi storici, diviene inevitabile e attrattivo lo story telling che riguarda le vicende dei sans papier.
Nasce dunque il flusso dell’immigrazione clandestina e cresce il mestiere dei passeur,dediti in origine al contrabbando minore di sigarette e di pastis e poi alla guida fino ai valichi transfrontalieri, favorendo il transito nelle ore notturne dei bisognosi interessati a varcarli.
Li accompagnano nel sentiero più battuto fino alla Giralda la torre rocciosa che sovrasta il mare, salvandoli dalle insidie del Passu d’a Trumba non ancora denominato Passo della Morte.
Ma chi sono i sans papier ?
Quando il territorio mutò carattere, acquisendo la rigidità propria del confine transfrontaliero, si trattava in massa di perseguitati politici, italiani invisi al governo Crispi, in genere di fede anarchica e socialista.
Con l’avvento della prima guerra mondiale si registrano vicende patriottiche come l’evento del 1914 narrato nel testo. Dopo il coinvolgimento della Francia nel conflitto, alcuni repubblicani italiani, desiderosi di rinverdire lo spirito garibaldino e mazziniano, costituiscono un corpo di volontari destinato a soccorrere la consorella nella lotta contro l’odiata Austria. Tra questi anche Curzio Malaparte, appena sedicenne e due nipoti di Garibaldi che moriranno nei sanguinosi scontri dell’Ardenne.
Avvicinandosi i tempi delle persecuzioni nazifasciste sono soprattutto gli ebrei a usufruire della guida dei passeur.
Durante la seconda guerra mondiale si assiste di nuovo a un avanti e indietro del confine: nel 1940 l’Italia aggredisce la Francia occupando Mentone e la frontiera si sposta a Cap Martin. Calvino, giovane sanremese, scriverà pagine memorabili su questa occupazione corroborando il suo noto e militante spirito antifascista. Dopo l’armistizio del 1943 la frontiera torna a Ponte San Luigi e questi luoghi fanno da scenario a quello che fu il primo atto, dal punto di vista cronologico, della Resistenza armata contro l’invasione germanica: in particolare l’autore si sofferma sull’azione capeggiata da Salvatore Bono presso la Stazione di Nizza, episodio che nel 1947 gli valse di ricevere, vivente, la medaglia d’oro al valor militare.
Per giungere all’ immigrazioni come noi le conosciamo oggi dal continente africano e asiatico bisogna arrivare agli anni a noi più vicini nel ventunesimo secolo a cominciare dall’immigrazioni che sono l’effetto delle cosiddette primavere arabe. Nel mezzo ci stanno le illusioni sollevate dal trattato di Schenghen e le conseguenze poco favorevoli per l’Italia del trattato di Dublino.
Nel mezzo, a dire il vero, per un instancabile indagatore del reale come questo autore, ci stanno molte altre storie, allo stesso tempo immaginifiche e reali : drammi, sogni, scandali, storie di corruzione ed esempi di eroiche vite spese per affermare la fratellanza tra le nazioni e tra i popoli.
Non posso dilungarmi come vorrei, mi limito a citare i fatti che più mi hanno impressionato. A cosa penso? Prima di tutto a spaccati di vite di cui l’autore già si è occupato in altre sue opere. Come le vicende di Serge Voronoff il chirurgo che prometteva eterna giovinezza sessuale grazie ai suoi esperimenti di innesto sull’uomo dei testicoli di scimmia, esperimenti intervenuti nella sua villa di Grimaldi. Una villa che nel breve periodo di sequestro da parte delle autorità fasciste si tramutò in un corridoio transfrontaliero.
Penso al viaggio di Cunégonde la giovane ivoriana che è protagonista del romanzo “Il ventre del Pitone” che qui viene ripreso rivelandoci origini e influenze biografiche che hanno dato spunto alla narrativa romanzata.
Mi soffermo ancora, perché no, sullo scandalo degli aerei annusatori la cui truffa è stata posta in essere dall’inventore rifugiatosi nella sua villa di Grimaldi affacciata sulla Baia di Menton Garavan.
Nel mezzo stanno pure storie non scritte come la morte nel 1962 di Mario Trambusti il panettiere di Bagno a Ripoli, ultima vittima italiana stesa al Passo della Morte, vicenda su cui ha indagato il giornalista Jacopo Storni.
Alla fine di questo percorso sta l’attualità di oggi:
- Colta a Ventimiglia (che nelle elezioni amministrative del maggio del 2023 viene definita “città martire” per le problematiche che deve affrontare causa l’immigrazione) e poi a Mentone che nell’elezioni politiche del 2024 concede la vittoria a deputati lepenisti
- Intrisa delle lotte e delle sconfitte delle organizzazioni umanitarie, a cominciare dalla Croce Rossa per terminare con l’associazione di mutuo soccorso operaio di Grimaldi e l’altra associazione d’Oltralpe Royal Citoyenne.
Il tutto condito, come se non bastasse, da conflitti nei tribunali con pronunce che potrebbero avere anche valore storico come quella del Conseil d’État del febbraio di quest’anno che ha riconosciuto il diritto dei migranti, sebbene giunti in Francia in maniera illegale, di fare domanda di asilo.
Sullo sfondo si stende un velo, certo non pietoso, ma malinconico che denuncia il tramonto del sogno di sinergiche strette di mano tra le due sorelle latine.
Chi mi accompagna
Enzo Barnabà è nato a Valguarnera (Enna) nel 1944. Dopo la maturità classica, ha studiato lingua e letteratura francese a Napoli e a Montpellier e storia a Venezia e Genova. Ha insegnato lingua e letteratura francese in vari licei del Veneto e della Liguria.
A Ventimiglia ha fondato il Circolo “Pier Paolo Pasolini”, che è stata una delle istituzioni culturali più prestigiose dell’estremo ponente ligure.
Essendo passato alle dipendenze del Ministero degli Esteri, ha svolto la funzione di lettore di lingua e letteratura italiana presso le Università di Aix-en-Provence e di insegnante-addetto culturale ad Abidjan, Scutari e Nikšic. Vive attualmente a Grimaldi di Ventimiglia, dove la riviera ligure si sposa con quella francese.
Ha scritto o tradotto in francese alcuni dei suoi volumi. È autore del primo libro pubblicato, sia in Italia che in Francia, sull’eccidio xenofobo che avvenne ad Aigues-Mortes nel 1893.
Tra le sue opere più significative:
“I Fasci siciliani a Valguarnera”, Milano, Teti, 1981;
“Le Sang des marais”, Ed. Via Valeriano, Marsiglia 1993;
“Morte agli italiani!”, Infinito, Roma, 2008
“Sortilegi. Racconti africani” (assieme a Serge Latouche), Bollati Boringhieri, Torino, 2008
“Il Ventre del Pitone”, EMI, Bologna, 2010
“Il Partigiano di Piazza dei Martiri”,Infinito, Formigine, 2013
“Il Sogno dell’eterna giovinezza. Vita e misteri di Serge Voronoff”, Infinito, Formigine,2014
“Il Viaggio di Cunégonde” (riedizione de “Il Ventre del Pitone”), Siké, Leonforte. 2018
“Il Sogno Babilonese. Lo château Grimaldi, la Belle Époque, la Riviera”, Infinito, Formigine, 2020.
Chiara Sardelli

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