Chiara Trimarchi, una giovane poetessa grevigiana

Di Massimo Acciai Baggiani

Leggendo Poesie per amare, la silloge d’esordio di Chiara Trimarchi, undicenne poetessa di Greve in Chianti, non ho potuto fare a meno di ricordare con nostalgia quando, alla sua età, scrivevo versi con i miei due amici e compagni di scuola Stefano e Tommaso[1]. Le nostre “poesie” in realtà erano acerbe filastrocche infantili, mentre le opere di Chiara si pongono su tutt’altro livello.

È molto raro trovare artisti bambini in campo letterario: molto più frequente ad esempio incontrarne in campo musicale. Ancora più raramente si incontra un’artista che a dieci anni ha già in attivo un libro pubblicato; oltre a Chiara mi vengono in mente solo il caso letterario di Alice Sturiale[2] (Il libro di Alice, postumo), le prime sillogi di Roberto Orlandini (conosciuto in arte anche come Robert J. Miller) e il romanzo del dodicenne Jacopo Rossi (Brividi di fanciullo), oltre al ben più famoso Giacomo Leopardi e dei suoi scritti “puerili”, frutto dello “studio matto e disperatissimo”.

Ho avuto il piacere di sentire le poesie di Chiara lette dalla sua voce durante il suo debutto, nell’estate 2024, al consueto incontro di artisti e poeti organizzato dall’amica Claudia Piccini presso la terrazza di San Francesco a Greve. Già allora mi aveva colpito molto per la maturità dei suoi versi e del suo porsi davanti al pubblico. Ho poi scoperto quest’anno, sempre al solito evento grevigiano, che Chiara è anche chitarrista e autrice di canzoni. Ho deciso quindi di approfondire la sua conoscenza leggendo per intero il suo libro d’esordio.

Che dire? La mia prima impressione ha trovato conferma via via che sfogliavo le pagine. Chiara predilige il verso libero, con saltuarie rime ed assonanze. Le liriche sono brevi, alcune fulminanti, a volte perfino ermetiche o surreali: l’interlocutore è spesso misterioso ma in alcune è esplicito; versi pieni di affetto e dolcezza per i genitori[3] e il fratello, a cui è molto legata. La famiglia è tutto.

Chiara si sente già grande, parla di quando era “piccola” come di un tempo già passato, lontano (ma quanto può essere lontano per una bambina di dieci anni? A quell’età gli anni hanno un altro peso) e al tempo stesso si sente ancora piccola, anzi lo sarà “per sempre”: non posso che augurarle che sia così, che conservi questa innocenza e vitalità infantile di cui parlava anche Antoine de Saint-Exupéry (“siamo stati tutti bambini, ma molti di noi non se lo ricordano”). Gli argomenti, oltre ai già citati affetti familiari, spaziano tra il succedersi delle stagioni, i viaggi, la scoperta della natura e dei cieli stellati, i colori, l’amore, la magia natalizia, il futuro e molto altro. Mi hanno colpito in particolare tre versi di Addormentata[4]:

Sono un’addormentata ma
sono in un sogno lunghissimo
come se fosse infinito.

Una condizione, quella dell’essere “addormentati” e vivere sotto il velo di Maya che ci nasconde la vera natura delle cose (si veda Schopenhauer[5]), comune alla maggioranza di noi, che pur svegli viviamo immersi in questo “sogno lunghissimo”. È però privilegio dei bambini e degli illuminati quello di vivere appieno l’attimo presente, la consapevolezza che fa dire a Chiara “ci sono e sento tutto”. È anche privilegio dei bambini, a maggior ragione, guardare al futuro – che si stende davanti a loro nella sua interezza – con entusiasmo, per creare un mondo migliore dove abitare. Sono loro, i poeti e i bambini di oggi, che (speriamo) potranno rendere bello questo mondo dilaniato dai conflitti (si veda la poesia Futuro[6]).

Chiara congeda il lettore nell’ultima pagina con una nota di ottimismo riguardo alla propria vita, definita “speciale” sia nei momenti belli che in quelli brutti, negli errori e nei successi, ringraziandoci per averla seguita in questo percorso poetico. Non possiamo che ricambiare il ringraziamento “speciale” alla giovane poetessa di cui, sono sicuro, sentiremo ancora parlare in futuro.

Bibliografia

Trimarchi C., Poesie per amare, Booksprint, 2024.

Firenze, 27 luglio 2025


[1] Avevamo formato un trio poetico sotto il nome di Golden Eagle Team, scioltosi poi alla fine delle scuole elementari. Scrivevamo le nostre filastrocche durante l’ora di ricreazione, nel primo pomeriggio, nel giardino della scuola. Di quei tempi è rimasto un quadernetto scritto a mano, conservato nella mia libreria.

[2] Curato dall’amica Mariella Bettarini, di parente.

[3] Conosciuti quest’anno durante l’evento alla terrazza di San Francesco a Greve.

[4] Trimarchi C., op. cit, p. 67.

[5] Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione.

[6] Trimarchi C., op. cit., p. 89

Rispondi