
Di Massimo Acciai Baggiani.
Quando lessi per la prima volta Il mondo nuovo di Aldous Huxley, più di un quarto di secolo fa, non ci vidi molte somiglianze con le altre due famose distopie che avevo studiato e citato nella mia tesi di laura – 1984 di George Orwell e Fahrenheit 451 di Ray Bradubury – a cui è solitamente accostato dalla critica: Il mondo nuovo, a mio parere, non rientra neanche nel genere distopico ma in un genere ibrido, a parte. A distanza di tanti anni ho letto una considerazione, riguardo al romanzo di Huxley in un lungo saggio dello storico e filosofo israeliano Yuval Noah Harari, Sapiens. Da animali a dèi, che mi ha colpito: «La visione che Huxley ha del futuro è assai più inquietante di quella immaginata da George Orwell in 1984. Alla maggior parte dei lettori il mondo di Huxley sembra mostruoso, ma non sarebbe facile spiegare il perché. Tutti sono sempre felici: che cosa può esserci di sbagliato in questo?»[1]
Già, perché molti pensano che la Scienza non abbia il diritto di “creare” felicità, seppure “artificiale”? Perché molti pensano che l’Uomo non dovrebbe sostituirsi a Dio? Perché sia i teisti, che sminuiscono l’uomo davanti al Creatore, ma anche molti atei, che temono il mito di Frankestein, vedono il sorgere del “superuomo” come qualcosa di abominevole?
Non ci vedo nulla di razionale in questo, molto di emotivo. La razza umana, come dimostra benissimo Harari nel suo saggio, ha portato sempre morte e distruzione ovunque si è diffusa, eliminando non solo gli altri animali e piante ma cercando anche di autoeliminarsi attraverso armi sempre più letali. La felicità generale non è aumentata – questa la tesi di Harari – nel corso della storia, nonostante gli innumerevoli progressi, anzi forse oggi siamo più infelici dei primi cacciatori-raccoglitori preistorici. Ma cos’è la felicità? L’autore israeliano si sofferma molto su questo punto, che anche a me pare centrale, citando sia le religioni monoteiste che il buddismo.
Per quanto mi riguarda ammetto la mia ignoranza riguardo ai grandi interrogativi filosofici. Una cosa però la do per assodata: l’uomo e la donna ricercano la felicità e rifuggono il dolore. Il buddismo non contraddice questo principio, ma aggiunge che la nostra felicità è in stretta relazione con la felicità degli altri, di tutti gli esseri senzienti, compresi gli animali. Più che giusto.
Guardiamo invece l’Uomo: preso singolarmente può essere anche una brava persona, ma quando si considerano i grandi numeri si dimostra davvero bestiale. Nel corso di decine di millenni ha perpetrato crimini orribili contro la Vita e l’ambiente. Oggi, come ripeto spesso, è arrivato a un bivio: l’Umanità ha la possibilità di estinguersi tragicamente, proseguendo su questo cammino di morte tracciato dalla Storia, oppure di evolversi in qualcosa di diverso. L’Umanità cesserà di esistere, ma quello in cui potrebbe trasformarsi non ce la farebbe rimpiangere: il superuomo di cui auspico il sorgere – che nulla ha di quello teorizzato da Nietzsche – sarà migliore sotto tutti gli aspetti, soprattutto quello morale. Avrà un rispetto assoluto della Vita, qualunque vita, non concepirà più la guerra né l’omicidio, né la violenza in genere. Potrà vivere per centinaia di anni, sarà diventato “amortale”. Avrà piegato la natura “matrigna” e vivrà in armonia con il Cosmo. Sarà diventato simile a un dio, ma non a quel dio sanguinario e vendicativo da Antico Testamento: sarà un dio benevolo, magari non sarà più nemmeno un essere completamente biologico. Il libro di Harari mi ha fatto tornare in mente una poesia che scrissi tredici anni fa, con cui vorrei chiudere questo mio breve articolo e invito alla lettura di Sapiens. Da animali a dèi:
Se mai un uomo del XXII secolo
darà un giudizio su di me
dirà che ero un barbaro e un primitivo
vissuto in tempi barbari e primitivi.
Non comprenderà certo
fino in fondo le mie parole
– se gli arriveranno, in qualche modo –
e giudicherà ottusa la mia mente.
L’uomo del XXII secolo
guarderà orizzonti ben più vasti;
abbraccerà il cosmo,
sarà quasi disincarnato.
Terrà in un pugno l’energia di una stella,
viaggerà alla velocità del pensiero,
avrà sconfitto anche il cancro
e avrà prolungato la sua vita di millenni.
Le sue cellule non avranno segreti.
L’uomo del futuro
non capirà i moti del mio cuore
anche se saranno simili ai suoi:
dirà che ero un barbaro e un primitivo
vissuto in tempi barbari e primitivi.
Bibliografia
Harari Y.N., Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità, Milano, Bompiani, 2017.
Huxley A., Il mondo nuovo. Ritorno al mondo nuovo, Milano, Mondadori, 2014.
Firenze, 2 gennaio 2026
[1] Harari Y.N., Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità, Milano, Bompiani, 2017, p. 484.

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