Michele Ventrone legge “L’Eterno e la Stella Vagante” di Carlo Menzinger

Il vivere eterno come una condanna

 

“L’eterno e la stella vagante” è un’altra delle tante opere di fantascienza di Carlo Menzinger di Preussenthal. L’autore fiorentino è portatore in quest’opera di idee che cozzano un po’ col concetto cristiano di vita eterna. Se il cristianesimo, infatti, vede la vita eterna come liberazione dal male e dal dolore che si provano nella vita terrena, Carlo la intende quasi come una condanna. Il protagonista dell’opera Lazzaro è infatti costretto a vivere eternamente dopo la sua resurrezione avvenuta per mano di Gesù. È quindi costretto a ripercorrere per sempre e in maniera ciclica i suoi mali, uno dei quali perdere tutte le persone a cui si lega e ama. L’opera mantiene un fascino molto marcato, soprattutto per chi si interroga sull’aldilà. Lazzaro, infatti, nel corso dei tempi incontra pure personaggi storici realmente esistiti (Carlo Magno, Santa Giovanna D’Arco, etc…) per arrivare persino ai giorni nostri e oltre. Emblematica l’ultima domanda che Lazzaro si pone alla fine del racconto: “Questa follia si sarebbe ripetuta eternamente, infinite volte? Non vi era dunque alcun rimedio all’eternità?”. È una domanda che ci poniamo un po’ tutti, nella speranza che, diversamente da Lazzaro, l’eternità ci conduca a scoprire e fare nostre per sempre entità come amore, pace e serenità. Libro assolutamente consigliato per le tante tematiche affrontate e per chi, come l’autore, voglia districarsi e coniugare fantascienza e religione.

 

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