
“La città delle cento ciminiere” di Gabriele Cecconi (Giunti Editore)
Recensione a cura di Milena Beltrandi e Gabriele Antonacci
Un romanzo che si legge tutto d’un fiato “La città delle cento ciminiere” di Gabriele Cecconi. L’autore offre un ampio affresco corale che conduce il lettore a vivere la storia della città di Prato dal primo Novecento al boom economico seguendo le storie di tre famiglie con tipologie politiche e situazioni sociali differenti. I loro eventi e la loro vita quotidiana fanno sentire il lettore parte della storia, trasportandolo in un vortice di emozioni familiari che si scoprono nelle pagine di raffinata scrittura del libro.
La storia si apre con l’omicidio del re Umberto I di Savoia. L’assassino è un anarchico pratese parente di una delle famiglie protagoniste. La notizia provoca reazioni differenti nei personaggi, che reagiscono ciascuno secondo il proprio status e sensibilità.
Ciò che colpisce e cattura il lettore è la maestria nel raccontare in modo minuzioso gli stili di vita secondo il ceto sociale dei protagonisti: come vestivano, lavoravano, cosa mangiavano e le loro aspirazioni future. Così il lettore si sente parte del racconto, riconoscendosi nei panni di Spartaco l’anarchico o nelle aspirazioni di Donatello per la sua futura fabbrica o, accanto alle donne, emozionandosi e attendendo notizie dal fronte.
Molti sono i temi affrontati con maestria dall’autore. L’impatto sociale del primo conflitto mondiale, le tensioni e la violenza del fascismo, la resistenza, l’emergere di una nuova società nel dopoguerra dove comunque persistono i fantasmi dei drammi precedenti.
Lo scrittore nei “Cenni storici” ci svela che, per questo romanzo, si è basato sui ricordi di Alda, sua madre, ma ciò che va sottolineato è la capacità di fondere la fantasia con gli avvenimenti storici dell’autore, con parole e frasi che non risultano mai pesanti o incomprensibili: è la storia impregnata nelle ciminiere che ancora oggi si possono vedere girando per Prato “la città degli stracci”.
Le tre famiglie protagoniste – i Bresci operai, i Gori contadini e i Magni industriali – sono legate tra loro da contese ereditarie, rivalità economiche e contrasti politici, ma anche da rapporti parentali, sentimentali e passioni amorose. Le vicende dei personaggi sono costantemente intrecciate con gli avvenimenti più importanti della storia italiana fino ad arrivare agli anni del boom economico che farà della “città delle cento ciminiere” il distretto tessile più importante d’Europa. Nelle pagine del romanzo rivivono drammi sociali quali la violenza sulle donne e le prevaricazioni tra esseri umani e, allo stesso tempo, i sogni e le aspirazioni dei poveri e dei ricchi.
Tanti i riferimenti a fatti storici e a personaggi della Val di Bisenzio che appaiono tra le pieghe di quanto narrato. Memoria collettiva e memoria individuale si fondono nella laboriosa Prato, la cui quotidianità è scandita dal continuo e incessante fragore dei telai e dal fumo delle ciminiere.Il libro riesce a portare il lettore a una più profonda consapevolezza storica, capace di generare una diversa percezione di come gli eventi del XX secolo hanno plasmato territori e comunità.

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