Massimo Acciai Baggiani legge: “Dei sulla Terra 8000 anni fa” di Stephane Baillon

Qualche giorno fa mi è capitato tra le mani un piccolo libretto autoprodotto, chiaramente tradotto con l’intelligenza artificiale, che ho letto in un’oretta scarsa: si tratta di Dei sulla Terra 8000 anni fa, di tale Stephane Baillon. Il volume, ricco di immagini e povero di testo scritto, racconta una storia già sentita ma non per questo meno interessante: la famosa teoria degli “antichi astronauti” (ripresa, tra gli altri da Rael per creare la sua religione) secondo cui l’umanità è frutto di esperimenti genetici da parte di una razza di alieni umanoidi che avrebbe poi alimentato le antiche religioni, essendo considerati come dei sia per la loro tecnologia superiore, sia per la loro “immortalità”. Il capo di questi alieni si è fatto conoscere agli uomini, fisicamente e mentalmente inferiori – ma dotati di una capacità di amare e di creare sconosciuta nel resto dell’universo – portando loro il progresso scientifico ed elevandoli dalla barbarie animalesca (ma non abbastanza, purtroppo!) ed è stato adorato con molti nomi a seconda della cultura e dell’epoca storica – Apollo, Vishnu, Amon-Ra, Thor, eccetera – da uomini riconoscenti per i doni degli “dei”. Si narra poi di uno scontro tra forze superiori del pianeta degli dèi – il loro capo aveva fatto una cosa proibita nel donare la conoscenza ai terrestri – che sterminano gli “dèi ribelli”. Resta la gratitudine degli uomini e le conquiste tecnologiche già acquisite. Una storia che ho letto come un breve romanzo di fantascienza – ovviamente è tutto da provare quello che afferma l’autore – e che mi ha appassionato pur nella sua brevità.

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