Massimo Acciai Baggiani legge “Neve” di Maxence Fermine

Un brevissimo romanzo del francese Maxence Fermine (1968), dal titolo anch’esso brevissimo – Neve –, prestatomi dall’amico Iveano Benigni Braschi, mi ha fatto ripensare a un mio vecchio racconto, L’equilibrista, che diversi anni fa si è classificato primo in due concorsi letterari, incoraggiandomi a proseguire sulla strada della narrativa breve. Il trait d’union delle due opere è l’idea del funambolismo come metafora esistenziale: “Ci sono due tipi di persone. Ci sono quelli che vivono, giocano e muoiono. E ci sono quelli che si tengono in equilibrio sul crinale della vita” recita verso il finale, dopo aver raccontato la struggente e fantastica storia di Yuko, poeta giapponese del XIX secolo, e del suo amore per due donne: nel primo caso si tratta di un amore impossibile, essendo lei defunta. Neve, questo il nome d’arte della funambola europea che trova la morte nel lontano Oriente, dopo aver sposato un artista ex samurai, a cui ha dato una figlia che rispunterà a sorpresa nel finale della storia, è una figura affascinante per il suo pericoloso mestiere che le risulterà fatale.

Meglio, se così si può dire, va al protagonista del mio breve racconto, anche se il suo “funambolismo” è tutto mentale e metaforico. Forse unico sopravvissuto alla razza umana, vive in un suo mondo fantastico da cui si risveglia di tanto in tanto – quando “rischia di precipitare dal filo sottile che lo trattiene alla vita” – per poi tornare a rifugiarsi tra le quattro mura di casa sua, trasfigurate dalla sua fantasia indomabile.

Il libro di Fermine, di cui avevo già letto e apprezzato un altro romanzo breve, Opium, si legge in meno di un’ora, essendo composto da 54 capitoletti brevissimi – alcuni di una sola frase – ed ha l’essenzialità dell’haiku. Una lettura breve ma che lascia il segno. Iveano mi ha consigliato bene.

 

Bibliografia

Acciai M., L’equilibrista, nell’ antologia II concorso letterario “Esperanto” 2002, a cura della Provincia di Mantova.

Fermine M., Neve, Milano, Bompiani, 1999.

Firenze, 24 settembre 2025

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