
Un thriller ecologico a forti tinte sociali: così si può definire il bel romanzo di Marco Ghiotto.
L’autore, che è un ingegnere, ha una preparazione tecnico scientifica di ottimo livello, e basterebbe questo a fare la differenza.
Il primo elemento, di grande fascino, è l’ambientazione della vicenda nelle foreste dell’Alberta, in Canada, nella loro suggestiva veste invernale.
Il secondo, pochissimo conosciuto, è lo sfruttamento intensivo cui questo paradiso naturale viene sottoposto per l’estrazione di materiali bituminosi, da cui si ricava petrolio.
Il terzo, prettamente sociale, è la condizione di indigenza e di emarginazione in cui vengono tenute del democratico Canada le popolazioni dei nativi, che l’inquinamento e la distruzione dell’habitat sottopongono a ulteriore stress.
Il quarto è il sempre crescente potere dei social media, il cui lato positivo viene sottolineato nella vicenda narrata
L’autore premette che la sua opera è stata ideata prima dello scatenarsi dell’epidemia di Covid 19,
una precisazione necessaria perché a muovere la narrazione è proprio un evento di tale tipo,
che ha colpito il luogo di escavazione di Cold Lake, nell’Alberta, determinando numerose vittime.
Il sospetto che l’epidemia sia dovuta a batteri anaerobi, che cioè si sviluppano in assenza di ossigeno, induce il Governo a interpellare un giovane scienziato dell’Università di Losanna, la cui teoria innovativa sull’apparizione della vita sulla Terra, da elementi cresciuti appunto in assenza di ossigeno, sta riscuotendo ampio interesse nella comunità scientifica internazionale.
Patrick Fournier accetta la consulenza richiesta, nella speranza di trovare elementi che comprovino i suoi studi, e si trova nel giro di poche ore di aereo catapultato a Edmonton, capitale della Provincia dell’Alberta, convinto di poter svolgere la sua opera di studioso per il bene della scienza e della popolazione minacciata dall’epidemia in fase di rapida espansione.
Presto si accorgerà che il compito che si è assunto è molto più complesso del previsto, in quanto che il batterio assassino non è che uno dei suoi temibili avversari.
Ad aiutarlo nell’impresa la giornalista free-lance Columpa Cree, un’indigena che sa utilizzare al meglio i moderni mezzi di comunicazione a favore del suo popolo inquinato ed oppresso.
Da racconti di un’indagine meramente scientifica la narrazione assume l’aspetto della cronaca di una lotta senza esclusione di colpi nella quale sono coinvolti politici senza scrupoli, industriali petrolieri e una potenza straniera inseritasi nel gioco.
Il succedersi di colpi di scena induce il lettore a non abbassare mai l’attenzione, così che la tensione narrativa resta alta dall’inizio alla fine.
I personaggi che popolano la vicenda sono ben descritti, a partire da Columpa Cree, non più giovane e grassoccia, ma dotata delle migliori virtù degli antichi guerrieri della sua gente, oltre che delle moderne qualità che la renderanno vincente.
Un libro di cui consigliamo caldamente la lettura per il suo valore letterario e per il contenuto della sua denuncia ambientale.
di Gianni Marucelli

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