
“Più ricchezza e più povertà in una America più razzista di sempre”
Una vera scoperta, questo libro di Pavone. Uno di quei libri che, col ritmo di un thriller e la qualità della migliore narrativa, ti fanno capire l’America al tempo di Trump (o forse sarebbe meglio dire “perché c’è Trump in questo tempo in America“), più di tanti saggi, pur interessanti.
Sono più di uno i piani su cui si sviluppa il racconto, a cominciare dall’invenzione del Bohemia, questo ipotetico palazzo a New York, al confine tra Central Park e la Quinta strada, pieno di ogni ben di dio, da quadri d’autore, a gioielli e orologi di valore superiore al milione di dollari e, soprattutto, di gente che, in modi molto discutibili, ha accumulato delle vere fortune. Al tempo stesso, proprio li’ davanti ci sono numerosi portieri sempre all’erta per impedire qualsiasi noia ai ricchi proprietari. Mentre dentro, viaggia una legione di donne, cameriere, babysitter, personale di servizio. La prima polarizzazione, che l’autore sottolinea più volte: rigorosamente bianchi i ricchi proprietari, di colore, africani o del sud del mondo, i portieri e il personale di servizio. Emerge qui, a cominciare dai gravissimi problemi finanziari del personaggio principale, l’unico realmente esistito cui Pavone confessa di essersi ispirato, è ovviamente nero, all’ultimo turno del suo trentennale servizio di portierato al Bohemia e si chiama Chicky, che non sa letteralmente come far fronte alla sua situazione), il crescente contrasto tra il suo irrimediabile indebitamento e la crescita della ricchezza dell’altro personaggio, quel signor Longhwort, chiamato Whit dalla bellissima moglie Emily, che tanto si é data da fare (in tutti i sensi) per arrivare al ricco matrimonio. Senza tanti giri di parole, insomma, Pavone ci mostra l’accelerazione che sta subendo in America (nel mondo?) il fortissimo divario tra nuove, multimiliardarie ricchezze e l’aggravarsi delle condizioni di chi, senza casa propria, senza adeguata copertura sanitaria, col costo del College delle figlie (peraltro sparite di circolazione, come succede a Chicky), vede approssimarsi la vita da barbone. E sarà proprio con il tentativo di accettate un secondo lavoro come buttafuori che lo porterà ad incontrare la malavita e ad aggravare, se possibile, la sua situazione. Da questa parte, quella dei disperati, emerge l’unica luce che Pavone ci fa intravedere in un romanzo altrimenti ben imbottito di pessimismo: va bene il doppio lavoro, va bene un lavoro degradante e al nero, ma non il ricatto sull’onestà!
Dall’altra parte, quella dei nuovi ricchi, emerge la figura di Whit, arricchito con la produzione di giubbotti antiproiettile, che lui vende sia agli americani che ai loro nemici e che vede moltiplicarsi il suo patrimonio dall’andamento delle borse sui prodotti da guerra! C’é, nel libro di Pavone come nei fatti
reali, una certa reazione nell’opinione pubblica e l’organizzazione di partecipate manifestazioni di protesta. Ma tutto viene attutito da una polizia disposta a sparare sui manifestanti (a cominciare da quelli di colore!) e dai consueti mestatori, in questo caso le organizzazioni razziste sempre presenti e attive nella “grande” America.
Il razzismo è un altro tema che attraversa tutto il romanzo di Pavone, ben interpretato in questo caso dal padre di Emily, votante democratico prima, poi, per paura dei nuovi “negri“, gli immigrati, cade nella trappola di Trump, interpretando egregiamente il nuovo razzismo che sta percorrendo l’America. L’ultimo piano su cui mi pare meriti soffermarsi in questo interessante romanzo è quello del riscatto possibile per alcuni personaggi. É l’amore che porta Emily ad aprire definitivamente gli occhi sul macabro cinismo di suo marito, o é solo amor proprio? É l’onestà che premia Chicky e gli fa intravedere una vita sopportabile e meno solitaria o c’entra la devozione per Emily? A Pavone non interessa sciogliere questi interrogativi. Quello che voleva raccontarci dell’America l’ha già fatto. “E questa è
New York”, verrebbe da pensare, “la città dei democratici e del sindaco mussulmano! Figuriamoci la provincia! dove il MAGA imperversa fino a portare in trionfo alla Casa Bianca un personaggio come Trump, sostenuto dall’uomo più ricco del mondo!”
Renato Campinoti

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