WEN – ACCIDIA – Estate schiacciata – Carlo Menzinger

Proprio in questo giorno,

che il giorno dell’inizio avvicina,

la mia estate mi si schiaccia,

formica distratta

per le vie affollate del centro

sotto Natale

quando ci s’insegue

lanciandosi regali

nella speranza

di riafferrare il tempo disperso

con un soffio

nel vento, mettendo soldi

dove altro è mancato.

La mia estate mi si schiaccia

tra l’urlo d’un Prometeo iracondo

contro un giovane Dio ostile

e che non comprende,

non comprende i giochi dell’uomo;

tra il rantolo sordo d’Edipo,

che sputa via i suoi occhi

sanguinolenti d’infamia

non commessa;

tra il pianto di Antigone

sul cenere muto insepolto,

insepolto come i nostri pensieri,

che dovrebbero esser morti

ma che sempre il tramonto risvela

e getta in bocca agli avvoltoi

che annerano il cielo

d’una notte che già s’annuncia

più tetra di altre;

tra la rabbia di Medea

e il disgusto di Ippolito fuggente

per un ratto non fatto

d’amori paterni

e la follia bacchica

della testa del figlio infitta

sulla punta della lancia. Orgiastica,

non quella di Serse,

quella con cui pauroso s’allena

in casa senza arricchire

la grande fatica di ricchezza

del progenitore-fantasma,

invocato e revocato,

avvocato d’un incertezza

che non conosce confini

di tempo e di luogo

nel passato ripreso e stravolto,

sconvolto in un gioco

ognora più ardito

per vincere la noia,

l’apatia seraleggiante e sonnolenta,

che fa chiudere gli occhi

davanti al teleschermo,

ciarliero compagno di stanchezza

solatia e muta.

La mia estate mi si schiaccia

sulla faccia pallida di sole,

non colto e lasciato

appassire in altri vasi lontani

dove turisti pigri gettano

monetine e illusioni

cartacee e fittizie

come il proscenio

d’uno studio per film d’infimo grado

dove si consumano amori

appassionati e sempre identici a sé

e cavalieri dagli ampi cappelli

sparano la loro anima

in un saloon affollato di puttane rosa

Gli studenti più bravi d'Italia sono a Pompei: record di 100 alla maturità

che “il mattino ha veduto

sulla scala in posa”.

Dilegua il sogno

cessa lo spettacolo

la mia estate mi si schiaccia

tra versi antichi e matematiche infinitesimali

algoritmi, logaritmi, algebre, funzioni

irripetibili dello stesso oggetto

del desiderio irrealizzato

e vanescente in una nebbia leggera

piena di piccioni spaventati da un petardo

lanciato dal duomo

ingrigito dallo smog

di vecchi signori ex-operai

che fumano la pipa

seduti in riva al mare

attorno a una cassa di cartone

giocando a scopa

sotto un maestrale sottile

che increspa il mare

ma non lo fa biancheggiare,

lo lascia cosi

profondo tremulo specchio

dell’infinito

e delle nostre speranze

di sonno.

Roma, 04/07/1983

da “Schiavi part-time” di Carlo Menzinger di Preussenthal

Una risposta a “WEN – ACCIDIA – Estate schiacciata – Carlo Menzinger”

Rispondi