WEN – ACCIDIA – L’Abisso di Oblómovka – Carlo Menzinger

Il tritone nuotava pigro nelle acque rosee dell’Oceano Magno di Fruchtbar, muovendo piano i molteplici flagelli. La sua testa corazzata, dal volto umano ma butterato da miriadi di organi di senso, si teneva sopra la superficie con quasi tutti gli ommatidi chiusi dalle membrane protettive. Più che una testa, quella del tritone era la mutazione della tartasonda con geni umani, in simbiosi con il multipolpo flagellato che la faceva muovere, come gli antichi flagufellanti trovati dalla spedizione della Xiwang su quel lontano pianeta, oltre il Passaggio.

Molte erano le creature simbiotiche di quel mondo e molte le chimere, metà umane, metà aliene, create dai coloni terrestri. Forte era la simbiosi nei tritoni tra la mente-tartasonda umana e il corpo-multipolpo, al punto che quest’ultimo aveva perso una propria volontà e si lasciava guidare dalla sua testa mobile, che ruotava continuamente su quell’essere polipesco, come quella di un gufo, ma che al posto dei grandi occhi, abbia miriadi di piccoli ommatidi che scrutavano l’acqua colma di creature alghiformi galleggianti

Il’ja Il’i?, questo era il nome russo di quella creatura simbiotica, in quel vasto mare che ricopriva quasi metà Fruchtbar, doveva solo pensare a nutrirsi, attività poco impegnativa, dato che le acque erano dense di creature di ogni sorta, quale nessun mare terrestre, e Il’ja Il’i? doveva solo ingerirle al suo passaggio. L’efficiente sistema digestivo di Zachar, così chiamava il suo multipolpo, provvedeva a espellere, con altrettanta continuità le sostanze non adatte ad alimentare il suo metabolismo.

Il’ja Il’i? era stato membro del Consiglio dell’Abisso di Oblómovka, modesto organo locale, ma, a seguito di dissidi con il Presidente, un tritone scontroso, si era dimesso, rinunciando al pur modesto impegno della carica. Frequentava ancora qualche raro amico che nuotava nell’Abisso di Oblómovka, in particolare la bella Ol’ga, dalla variopinta corazza e dai sottili flagelli, che cercava sempre di indurlo a qualche giro intorno all’isola di Vyborg o a esplorare le ricche profondità dell’Abisso. Ormai, però, Il’ja Il’i? era preso da un’accidiosa inedia e sempre più spesso rifiutava quegli inviti, che considerava faticose interruzioni del suo confortevole ozio. Sebbene Ol’ga lo corteggiasse spudoratamente, Il’ja Il’i? mostrava di non avvedersene. La simbionte, delusa, l’aveva così abbandonato. Più passavano i giorni, dunque, più Il’ja Il’i? si sentiva indolente e pigro.

Fruchtbar era un mondo ricco e prospero, ma lo era tanto di meraviglie da ammirare, di creature di cui nutrirsi, quanto di predatori in grado di minacciare ogni specie, anche le chimere umane. I tritoni lo sapevano ed erano sempre vigili. Alcuni di loro, a turno, pattugliavano i confini dell’Abisso di Oblómovka per dare l’allarme alla comunità.

La medusa che sembra un alieno scoperta nel punto più profondo del mare -  Corriere TV
Medusa che vive nei pressi della FOssa delle Marianne

Quel giorno, mentre Huitz splendeva alto in cielo, Il’ja Il’i? era di guardia e si stava beando del calore dei suoi raggi sul volto inquietantemente umanoide.

L’immane squalosauro dalle triplici fauci tripartite avanzava dilatando piano la sacca natatoria. Il’ja Il’i?, come si diceva, sonnecchiava a pelo d’acqua, pensando alle nuvole o forse a nulla. Lo squalosauro aveva la capacità di disattivare le proprie onde cerebrali, dunque il tritone non ne percepì telepaticamente l’avvicinamento, fino a quando, con uno scatto esplosivo della sacca natatoria, la creatura verdastra schizzò su di lui con le fauci dilatate, inghiottendo in un’istante il povero Zachar, il multipolpo di Il’ja Il’i?. Quest’ultimo si ritrovò così a galleggiare inerte, incapace di muoversi a piacere.

Lo squalosauro parve soddisfatto del pasto e lo lasciò in quella pozza di sangue clorofilliano. Il’ja Il’i? ebbe il tempo di lanciare l’allarme telepatico ai suoi compagni, prima che un banco di granchioplasti, attratto dai resti dell’assalto, lo aggredisse con le infinite piccole chele grigiastre, ponendo fine alla sua accidia neghittosa.

Il’ja Il’i? lasciò il mondo con un sospiro infastidito.

di Carlo Menzinger di Preussenthal

Il racconto si inserisce nella saga di Fruchtbar.

Una risposta a “WEN – ACCIDIA – L’Abisso di Oblómovka – Carlo Menzinger”

  1. […] L’abisso di Oblòmovka – racconto per la saga di Fruchtbar […]

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