“Salve, senhor Preguiça,? Dunque ci si muove!” così mi rivolgo a me stesso allo specchio dopo una giornata di lavoro, tutta rivolta a coltivare la neghittosità.
Non è facile, in questa jungla, mantenere il proprio aplomb tra i mille gemiti, che ti giungono ora qua ora là.
Apro il giornale ogni mattina e mi scivolano addosso le paure fuori controllo della gente, che, accalcata nelle vie dello struscio, si lamenta delle libertà perdute e, in seconda linea, dei parenti testé defunti. Ma fate come me, statevene a casa, untori della malora, coltivate l’inerzia e l’indugio.
Lo sapete che un bradipo maschio non abbandona mai il proprio albero nativo di cecropia per tutta la vita, tranne sporadici soggiorni a terra per utilizzare i bagni pubblici e, quando capita, aiutare una femmina sessualmente matura a perpetuare la discendenza, ma neghittosamente tanto che il minimo piacere necessario per l’inseminazione sembra un vero miracolo della Natura? Da milioni di anni la sua specie sopravvive così, non infettata dall’amore acceso e sollecito per l’altrui destino.
Jolanda, la mia ragazza, è incinta e mi ha chiesto di sposarla; io le ho risposto di sì e intanto pensavo “Meno male che finora ho tergiversato a dirti dove lavoro e cosa faccio!”. Nel frattempo mi sono rivolto al mio capo-ufficio per sapere se era sempre valida l’offerta di avanzamento di carriera con trasferimento all’estero, per aprire una succursale a Baku, in Azerbaigian.
Il mio capo mi porta in palmo di mano, sa che voto come lui, tifo per la sua stessa squadra e, come lui, amo il cashmere color pastello.
In realtà la mia fede politica, se così si può definire l’attaccamento al padre, mi porta nel segreto dell’urna a votare in tutt’altro modo, ma, che volete?, sono un tipo sensibile, non voglio deludere chi, pur essendo mio superiore, al comizio del suo candidato mi stringe forte il braccio, destro o sinistro che sia, quando mi vede lì al suo fianco a pendere dalle labbra dell’oratore di turno, come un bradipo sta attaccato al suo ramo! Il suo sguardo, convinto e riconoscente, val bene il mio piccolo sacrificio!
Di calcio non m’ero mai interessato, anzi l’iperattivismo di ogni sport, a partire dalle partite a dama, mi dava un senso d’inquietudine, che, se prolungato, si somatizzava in un esantema a chiazze rosse e purulente, maleodoranti. Quando, perciò, il capo m’invitò ad una partita della Juventus, andai nel panico e, solo per assecondare la sua generosità, accettai con occhi riconoscenti. Tifare per la “vecchia signora” non è stato per me un trauma, tanti toscani del contado lo fanno, e neppure l’andare allo stadio seduto in tribuna coi biglietti omaggio: guardo quegli uomini in mutande e intanto con la mente sono altrove –felicità del sughero abbandonato/ alla corrente[1]-, fino a quando un sussulto, un grido all’unisono della tribuna mi riporta al volto ora sconvolto ora gioioso del mio capo, la cui espressione faccio mia.
Per il cashmere, invece, ho un’autentica passione (la parola mi fa paura!) ed indolentemente m’attardo nella sua morbidezza, nel suo calore, nel suo colore.
Ritornando al trasferimento, il mio capo m’ha comunicato che quel posto era già stato assegnato, ma si presentava una nuova opportunità: Manaus in Amazonas e ha aggiunto “Se avessi trent’anni di meno, come te, subito mi trasferirei laggiù: stipendio ottimo, mercato vergine, costo della vita molto basso, servitù quasi gratis, ragazze…Entro due giorni devi dare una risposta e partire”.
Io ho pensato “Vecchio bradipo, si ritorna a casa, al Rio delle Amazzoni e all’aria profuma di cecropie in fiore. E tu, Jolanda, non lo sapevi che i bradipi maschio dopo l’accoppiamento a terra risalgono sul loro albero natìo, abbandonano la femmina gravida e non si curano affatto della crescita dei propri cuccioli? Adeus, Jolanda!”.
[1] Felicità… corrente: Eugenio Montale, Barche sulla Marna, Le Occasioni 1928-1939.
di Miriam Ticci

[1] PREGUIÇA: in Italiano “bradipo”.
[2] Felicità… corrente: Eugenio Montale, Barche sulla Marna, Le Occasioni 1928-1939.

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