WEN – ACCIDIA – Per una scodella di brodo – Milena Beltrandi

-Su bambine, venite a mangiare! – la mamma chiamò a tavola le figlie che stavano giocando. Ogni giorno era la solita storia: le chiamava più volte senza avere risposta, fino a che non saliva ed entrava nella loro camera. La stanza era in disordine, giocattoli, colori e fogli bianchi erano sparsi senza un criterio. Si arrabbiava e le accompagnava a tavola.

-Adesso basta! – si disse un giorno, doveva trovare un rimedio.

Doveva insegnar loro quanto importante fosse rispettare le regole e l’ordine. Così ogni volta che chiedeva alle bambine di darle una mano e riceveva in cambio una risposta di negligenza la mamma, parlando nel dialetto del suo paese di origine, diceva “Tintin Briga vut dal brod? – sì un puctinen- Vet a tural! – Ohi a nin voi piò” e le bambine la guardavano stupite non capendo una parola di quella lingua incomprensibile.

-Mettete in ordine! Fate le brave! – rispondeva loro la madre ridendo.

L’occasione di recitare la tiritera si presentava anche a tavola e allora anche il babbo rideva delle smorfie che facevano le bambine nell’udire la filastrocca.

Una sera stanca di ripetersi, quando furono tutti seduti sul divano, la mamma svelò il segreto di Tintin Briga.

“Si racconta che negli anni dopo la guerra nelle campagne della provincia bolognese ci fosse un personaggio conosciuto da tutti i contadini. Questo signore, che le comari chiamavano simpaticamente “Tintin Briga” facendo riferimento alla sua indole di fannullone cronico, non aveva un pezzo di terra suo e non aveva un mestiere, che non fosse quello di mantenere i contatti con i contadini e farsi offrire un bicchiere di vino o un piatto caldo, senza dar niente in cambio.

Allora capitava spesso che persone senza dimora offrissero una giornata di lavoro nei campi in cambio di un piatto caldo o un posto dove dormire. Tintin Briga era diverso, a lui non piaceva lavorare. Così si sedeva vicino al fuoco dove di solito c’era il paiolo con le pietanze in cottura e aspettava che la comare gli allungasse un piatto di quelle squisitezze.  Una volta però una massaia gli chiese “Fannullone vuoi del brodo? – e lui contento rispose: -Sì un pochino! – e attese che gli fosse portato il piatto, ma la donna indicando il paiolo sul fuoco gli disse: – Vai a prendertelo!- allora l’uomo valutando la fatica di alzarsi servirsi per un po’ di brodo alzò le spalle e rispose –Ah no, non importa non mi va più!”  se ne andò mesto e non tornò più”. La mamma ripeté la tiritera, questa volta scandendo bene i punti di conversazione.

-Avete capito bambine perché la mamma vi dice così? Non dovete cedere alla pigrizia, è facile avere la stanza a posto e la pappa pronta senza fare o dare nulla in cambio, ma questo non è un comportamento sano. L’ozio è il padre dei vizi, anche Gesù vi mette in guardia contro l’ozio che porta all’accidia e al decadimento spirito-corporale. Cominciare a far bene i vostri compiti, assolvere alle piccole cose come aiutare la mamma sarà per voi un buon trampolino per il domani, nella nostra società ognuno deve fare il proprio dovere perché tutto vada bene. – sentenziò il padre, e la mamma ridendo concluse:

– .. e se qualche volta vi dimenticate quali sono i vostri compiti ve lo ricorderò io, anzi lo farà Tintin Briga. – e, da quella sera, la madre trovò sempre le bambine pronte per il pasto e la loro cameretta in ordine.

Il vero potere di una tazza di brodo caldo | il Salvagente

di Milena Beltrandi

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