WEN – ACCIDIA – Dell’accidia o il tesoro di Arnaldo – Giuseppe Raineri

Nonna sedeva di sbieco con lo sguardo smarrito mentre rigirava annoiata il cucchiaio nella tazza dove quello che ostinatamente definiva cappuccino si era trasformato in una poltiglia color caffellatte, con una parvenza di schiuma che sembrava più quella di un detersivo in rapido disfacimento.

«Hai fatto un altro dei tuoi sogni, non è vero?»

Si era voltata verso di me con gli occhi che esprimevano tutta intera la sua apprensione e la ricerca di aiuto.

 «È il settimo, se non sbaglio.»

Non sembrava avermi udito.

«Dobbiamo trovarlo, assolutamente!»

«Cosa nonna. Cosa hai perso?»

«Nulla. Non ho perso nulla, Rebecca. Ho sognato Arnaldo.»

«E chi è Arnaldo?»

«Vieni, te lo faccio vedere.»

Nonna mi trascinò nella sua camera; estrasse dal comò un album di vecchie fotografie, lo sfogliò lentamente. Indicò una vecchia foto in bianco e nero.

«Eccolo. Quello in piedi è lui. Ha dilapidato le fortune accumulate dal padre con sfacciata neghittosità.

  Era indolente, pigro, sembrava refrattario a tutto quello che gli stava intorno. Rinunciatario e nemmeno quello per scelta.

Morì poco prima della liberazione.

Negli ultimi mesi di vita, chi lo frequentò lo trovò stranamente inquieto, ansioso come non lo era mai stato. Doveva essergli accaduto qualcosa di insolito e traumatico, al punto di sconvolgere una vita piatta e senza apparenti interessi, escluso quello per i libri.

Ora, credo di sapere finalmente!

Siamo a Roma, riconosco il Portico di Ottavia. Una strada ci separa, io su un marciapiede, lui sull’altro. Mi sbraccio per attirarne l’attenzione, ma lui non sembra nemmeno accorgersi di me. Guarda in un’altra direzione.

È spettinato, la barba è incolta, i vestiti disordinati.

Lo sguardo è rivolto alla sua destra, ma ha l’aria di chi stia pensando ad altro e voglia dare l’impressione che d’intorno tutto gli sia indifferente.

Poi all’improvviso il rumore assordante di camion che piombano sulla scena.

Percepisco grida in tedesco e latrati di cani; sullo sfondo guadagnano la scena due adulti e due bambine.

Una, l’unica distinguibile, è Giuditta, la mia compagna di giochi nei primi anni di scuola poi scomparsa all’improvviso dopo la promulgazione delle leggi razziali.

I quattro sono addossati al muro circondati dai nazisti con i mitra puntati, mentre i cani trattenuti a fatica ringhiano e tentano di mordere.

Giuditta è terrorizzata, aggrappata ai vestiti di quella che credo sia sua madre.

Poi tutto cambia e mi ritrovo nello studio di Arnaldo.

È seduto in poltrona e guarda verso la finestra un punto indistinto.

Mi sento come se fossi ancora bambina, invece sono più vecchia di lui.

“Ada, solo di te posso fidarmi. Ti chiedo di fare a nome mio quello che per me non è stato possibile. Ho un enorme peso sulla coscienza che non mi dà pace”.

Nell’ascoltarlo ho provato un senso di profonda pena.

Tutti in famiglia lo evitavano.

“Ti ricordi i Ravenna? Abitavano nel tuo palazzo. Una delle figlie era tua coetanea e compagna di giochi. Dovettero abbandonare tutto e trasferirsi nel ghetto.

Eravamo amici. Avrei potuto salvarli offrendogli un rifugio sicuro, ma la mia indolenza, la mia avversione ad ogni forma di azione mi ha fatto perdere attimi preziosi indugiando, esitando.

Potevo cambiare il loro destino e non feci nulla. Guardai impotente.

Dopo l’arresto per strada, Samuele si volse all’improvviso verso di me e lasciò cadere qualcosa per terra e con un rapido e impercettibile gesto del piede lo spinse sotto una panchina. 

Era un foglietto con le istruzioni per recuperare i pochi beni rimastigli. Dopo parecchi indugi lo raccolsi, recuperai i loro averi e li nascosi. Non ho potuto restituirli. Dovrai recuperali e farlo tu per me. Parti dalla mia biblioteca: due testi comuni alla vittima, parte del libro dei libri a me lontano. Tu sei la chiave.”

Ribaltammo i libri di Arnaldo da capo a piedi, ormai fondo privato di una

Bibbia - Wikipedia

biblioteca pubblica e trovammo l’indizio: la versione Martini della Bibbia, Arnaldo era agnostico. Un calcolo complesso e un percorso tortuoso ci guidarono ai libri di Samuele al cui interno una busta conteneva fogli traforati; sovrapposti a pagine specifiche le finestrelle evidenziarono solo alcune lettere.

Dopo settimane di indagini forsennate componemmo una frase enigmatica, apparentemente senza senso:

Otto ingegni onorarono aerea Anna aveva radar cammeo non oro non inni

Una sola intrusa disturba ma è guida, non permette di andare, tornare.   

La soluzione era l’unica parola non palindroma.

La soluzione era lontana eppure vicinissima. Nonna la trovò incastonata in un regalo insospettabile dello zio che spesso portava al collo.

Lì era raccontata una storia e dove si celava ancora dopo molti anni il piccolo tesoro dei Ravenna. Di loro non si seppe più nulla. Restituimmo tutto a chi ormai anziano era sopravvissuto.

Giuseppe Raineri

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