WEN – ACCORDO – Neve Shalom è anche per me – Rosalba Nola

Ho letto l’articolo su Neve Shalom in biblioteca. Spaparanzata su una poltroncina blu, vicino alla vetrata con vista sul prato e sulla  scultura in bronzo dell’albero della vita. Ero di pessimo umore, ma l’articolo, Neve Shalom per l’appunto – descriveva un buon esempio di pratica della pace e dopo averlo letto mi sono sentita un po’ meglio.

Finalmente una bella notizia che fa sperare nel senno ritrovato degli umani. Il villaggio Neve Shalom esiste da 55 anni su una collina a metà strada fra Tel Aviv e Gerusalemme: è abitato da ebrei israeliani e da arabi israeliani che vivono insieme nel rispetto reciproco. A scuola si parlano due lingue e si studia la storia di due popoli; nella Casa della preghiera c’è spazio per tutte le religioni, anche quella laica.

Sicché non ho potuto fare a meno di entrare col pensiero nella neo-nata Tenda del lutto. Ho cercato di visualizzare come entrambe le parti esternano e condividono le storie delle persone che hanno perso in questo dannato conflitto israelo-palestinese. È difficile sentire, nelle profondità del mio corpo – l’indicatore più potente per me  – tutto quello strazio che sorvola comunque il Mediterraneo. E arriva. Eccome se arriva. E non si può ignorare tutto quell’orrore. Non si può dimenticare.

È qualcosa che si palesa come una minaccia estesa, come una valanga che può seppellire la nostra umanità. Resta però di fatto  la realtà confortante di Neve Shalom ossia duecento famiglie con identità diverse che hanno saputo creare una comunità compatta, resiliente al dolore e alla rabbia, nonostante le incertezze di un  futuro imminente che potrebbe essere ancora più cupo del presente. 

Peraltro, non mi consola affatto ammettere che nulla ho imparato dagli errori della mia vita fin qui, dalle miserie dei miei conflitti, guerre talvolta in sordina con nemici presupposti tali.

Quaggiù, nella mia terra di mezzo personale, lo stendardo dell’Ego sventola ancora fiero. Chi vuole entrare nel mio spazio cercherà di spostare lo sguardo su di me, astenendosi dal giudizio e limitandosi a dialogare. E poi, eventualmente, se nasce spontaneo, abbracciare.

A mia volta, se voglio oltrepassare i paletti delle difese altrui, mi conviene di più non chiedere direttamente, esimermi dal mostrarmi troppo, ascoltare piuttosto. Avere semmai voglia di ridere con chi mi sta di fronte o almeno sorridere.

Ma, nel corso del tempo, i nodi della comunicazione si sono via via attorcigliati, mio malgrado. Gli accordi armonici sono diventati come certi amori difficili: segnati da distanze, improvvisi ritorni, punte di amarezza e di nostalgia. Rimpianto per quei giorni lontani quando bastava un cenno per capirsi.

Tuttavia Neve Shalom esiste anche per me. È un fiore universale che può sbocciare ovunque.

Per farlo crescere,  anche qualche lacrima va bene. 

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