WEN – AMICIZIA – Finché vola l’aquilone (estratti) – Maria Pia Perrino

Il sentimento dell’amicizia cambia di intensità e di significato in relazione all’età in cui si vive.
Ho estratto alcune parti di un mio romanzo che ha dedicato molto a questo tema e li hi divisi in relazione alla fascia di età della protagonista che si chiama Bianca.
E’ una donna molto introversa che grosse difficoltà relazionali tranne che con gli amici con cui esprime tenerezza, affetto e anche, soprattutto nella fase studentesca occasione di emancipazione da una cultura maschilista imperante nel sud Italia di mezzo secolo fa.

Amici di Infanzia
Erano stati amici intrauterini. Le loro madri si conoscevano sin da quando Bianca e Giuseppe erano nelle loro pance e insieme facevano lunghe passeggiate in attesa della loro nascita. Bianca immaginava che, accucciati all’interno della pancia, sentivano già le voci e le conversazioni esterne, pregustando il momento in cui, usciti da quell’involucro, avrebbero potuto cominciare a giocare. Di certo, all’epoca, le mamme non conoscevano il loro sesso, poiché non c’erano ancora le ecografie e tanti strumenti diagnostici e si partoriva ancora in casa. La mamma le raccontava che durante il parto non aveva sofferto per nulla e che quasi non si era accorta che lei era nata. Una passeggiata al confronto con il travaglio doloroso per la nascita di suo fratello che pesava cinque chili. L’avevano chiamata Bianca Pia, per devozione a Padre Pio, perché era nata esattamente nove mesi dopo un pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo. Bianca nacque a maggio, mese della Madonna e delle rose, e Giuseppe nacque a luglio. La loro amicizia continuò nei passeggini, mentre le loro mamme li spingevano verso le vie di campagna per prendere un po’ d’aria. Con gli anni la mamma di Giuseppe conservò l’abitudine di andare a trovarle spesso, e per Bianca il suo arrivo rappresentava un sollievo. Sua madre aveva compagnia e non avrebbe vissuto, come accadeva, la solitudine pomeridiana, cosa che a Bianca procurava tristezza. Bianca e Giuseppe in questi incontri si trattavano come se fossero cugini, frequentavano la stessa scuola e nel crescere diventavano sempre più diversi. Lui a sedici anni con una enorme moto Honda e Bianca con l’eskimo a distribuire volantini per il collettivo “donne in lotta”. Questa diversità, però, non avrebbe mai intaccato la profondità del loro rapporto, il loro istintivo volersi bene e il loro trattarsi con una confidenza fatta di poche parole, ma sempre di grande intensità. Giuseppe era molto geloso e protettivo nei suoi confronti, e quando, pur frequentando il Liceo insieme, le loro vite si separarono per gusti, abitudini e frequentazioni diverse, Bianca continuava a percepire il suo benevolo controllo, la sua affettuosa preoccupazione che nel nuovo gruppo di amici qualcuno potesse farle del male. Con la stessa facilità con cui parlavano della scuola, in seguito avrebbero parlato dei loro figli, del loro lavoro, senza perdere la confidenza con cui da ragazzi si mandavano anche, a volte, a quel paese.

Amicizia preadolescenziale
Le compagne di scuola e di vita la attraevano e ne invidiava il fatto di essere nate e vissute in un contesto operaio che consentiva la libertà di vivere ogni esperienza adolescenziale con disinvoltura nei rapporti con l’altro sesso. Lei invece, sin dalla sua prima sigaretta, era priva di sicurezza. Si ritrovavano il giovedì a casa sua, giorno in cui la farmacia era chiusa e i suoi trascorrevano tutta la giornata dalla nonna a Brindisi. Ridevano, fumavano, parlavano degli amori presunti o reali, facevano scherzi al telefono, mangiavano sempre la pasta al burro, l’unico cibo che erano in grado di cucinare.

Amicizia negli anni dell’università.
Da lì in poi Bianca visse una serie di esperienze nuove, come cantare di notte in compagnia di amici o bere qualche birra sotto il piazzale degli Uffizi. Tutti gli amici di Antonio, studenti di architettura, abitavano in un grande appartamento in Via dei Cerchi, molto vicino alla loro casa. Via dei Cerchi rappresentava, per quanti la frequentavano, un’istituzione. Era affollata di studenti provenienti prevalentemente dal sud Italia e tutti rigorosamente di sinistra, quella extraparlamentare non violenta. La figura cardine della casa era rappresentata da Gianluca, amico affettuoso e carissimo con tutti che, da povera vittima, si era incaricato di rappresentare il soggetto femminile di famiglia di quella casa, garantendo i due pasti quotidiani, spesso pesantissimi come le lasagne cariche e unte di abbondante olio. Dormivano tutti in un’unica grande camera in cui c’erano molti letti e non sempre gli ospiti erano gli stessi, ma si alternavano in scomparse e rientri che non disturbavano affatto l’andamento complessivo del ménage familiare. Il vino e le canne accompagnavano in abbondanza sia i pasti che le cene, e la sera tutto il gruppo si spostava in Piazza della Signoria sotto il loggiato degli Uffizi a cantare, accompagnati dalla chitarra che un po’ tutti sapevano suonare. Bianca era incantata e affascinata da quel mondo che non avrebbe mai immaginato potesse esistere, assaporava la libertà, la musica, la creatività di quei ragazzi ma, pur essendo più piccola, si sentiva dieci anni più vecchia di loro. Tentava di entrare in sintonia con il loro modo di essere ma aveva accumulato dentro di sé tante di quelle briglie culturali che, benché si sforzasse, non riusciva a mollare e a sentirsi completamente una di loro. Percepiva comunque di essere amata e stimata perché era riuscita a mollare la famiglia, i costumi borghesi che si portava dentro. Anche se piena di contraddizioni e stranezze, la casa di Via dei Cerchi rappresentava per lei un’occasione di emancipazione.

di Maria Pia Perrino -Estratti dal romanzo “Finchè vola l’aquilone” (Porto Seguro, 2022)

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