WEN – AMICIZIA – La prima vittoria – Brunetto Magaldi

Si correva la decima tappa del Giro d’Italia e fra l’indifferenza del gruppo, una dozzina di corridori di secondo piano si sganciò arrivando, a poco a poco, a ottenere un vantaggio che sfiorava i dieci minuti.

Poi, esauriti i punti e i premi dei traguardi volanti, gli attaccanti, ormai paghi, uno dopo l’altro si lasciarono sfilare per farsi raggiungere dal gruppo.

A una trentina di chilometri dal traguardo, rimase solo Ugo Castelli che continuò la sua fuga senza per altro spingere troppo sui pedali.

Quando mancavano meno di venti chilometri al traguardo gli comunicarono che il suo vantaggio continuava a oscillare fra i sei e i sette minuti.

E allora un pensiero si affacciò alla mente del corridore che in dodici anni di professionismo in varie squadre, utilissimo gregario al servizio dei vari capitani, non aveva ancora assaporato la gioia di una vittoria.

«E se fosse la volta buona perché anch’io possa riuscire a vincere una corsa?»

E così decise di continuare la fuga, cullando il sogno, di raggiungere il traguardo da solo e di centrare la sua prima vittoria.

«Sette minuti sono tanti, forse è veramente la volta buona»

E ricominciò a pigiare sui pedali.

A una dozzina di chilometri dal traguardo, fu affiancato dalla macchina della casa che gli comunicò che il gruppo aveva dato qualche segno di risveglio ed ora era a poco più di quattro minuti.

«Te la senti di continuare?» gli dissero porgendogli una borraccia

«Si, penso di potercela fare»

Quando iniziò l’ultima salita che lo avrebbe portato al traguardo, mancavano meno di sei chilometri, gli fu comunicato che il vantaggio era sceso sotto i tre minuti.

Deciso a non mollare, strinse i denti e continuò a pedalare, anche se avvertiva che le forze lo stavano abbandonando.

Ma al cartello degli ultimi due chilometri, voltandosi indietro, vide arrivare a velocità doppia della sua e ormai a non più di 200-300 metri, un corridore.

Lo riconobbe subito.

Era Erminio Tozzi.

Erano stati dilettanti insieme e fra loro allora, ma era passato molto tempo, si era instaurata una solida amicizia.

Passati professionisti Tozzi si era rivelato un campioncino, e aveva vinto numerose corse.

Ugo, invece, aveva dovuto rassegnarsi a un ruolo di semplice gregario.

Tozzi correva ora per la classifica, all’arrivo erano previsti gli abbuoni, e presto l’avrebbe raggiunto con poche pedalate, superato e irrimediabilmente staccato.

Addio sogni di gloria, e Ugo, ormai rassegnato rallentò facendosi raggiungere ben prima della segnalazione dell’ultimo chilometro.

E fu allora che avvenne un fatto straordinario.

Tozzi lo affiancò, gli batté una mano sulla spalla, e «Forza Ugo!» gli gridò «Il traguardo è vicino!» 

Poi, sempre con la mano sulla spalla gli dette una robusta spinta. 

Si mise davanti a lui, gli dettò il ritmo della pedalata, lo pilotò fino agli ultimi cinquanta metri, poi si fece da parte e gli permise di passare per primo sotto lo striscione del traguardo.

Ugo, non si aspettava questo regalo e, quasi incredulo, non appena superata la linea, senza ancora scendere di bicicletta, si rivolse a Tozzi «Grazie…grazie …» e ancora «ma perché mi hai lasciato vincere? Hai rinunciato ai venti secondi di abbuono!»

«Hai fatto da solo gli ultimi sessanta chilometri e volevi che ti portassi via la vittoria? La vittoria è tua!» 

Poi aggiunse «Caro Ugo, la nostra lontana amicizia, di quando si correva insieme fra i dilettanti, si sudava e ci si aiutava a vicenda, vale molto di più di venti secondi di abbuono!»    

Ugo, sceso di bicicletta, fu quasi trascinato di peso sul palco delle premiazioni e quando gli consegnarono il rituale mazzo di fiori e le due miss appoggiarono le labbra sulle sue guance, non seppe trattenere le lacrime.

di Brunetto Magaldi

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