Cesare pedala, e si logora.
Ne ho assolutamente bisogno!
Mentre curva, lo zaino giallo si sposta, però non si ferma, annaspa con la mano dietro la schiena finché riesce a rimetterlo dritto, torna poi a pestare sui pedali come non ci fosse un domani.
A fine serata avrò i soldi.
Questo è il motore che lo sprona.
Dovrei esserci…
Alza la testa e legge: “Via Foscolo”.
Svolta e cerca il civico cinquantasei.
Impenna e salta sul marciapiedi, pochi metri e inchioda davanti al portone, poi poggia la bici al muro.
Cerca il nome, suona il campanello, intanto tira fuori le pizze dallo zaino.
Un profumino di pane abbrustolito, pomodoro e mozzarella, si spande attorno.
Il citofono gracchia qualcosa.
«Pizza Express!» grida di rimando.
L’androne s’illumina e un tizio arriva scendendo le scale.
«Fanno trentacinque euro. Contanti o bancomat?»
L’altro raspa nel portafogli e allunga le banconote precise.
I cartoni stampati con un chiassoso panorama napoletano passano di mano, poi Cesare è di nuovo in sella, direzione ristorante.
All’arrivo le ordinazioni non sono pronte.
Mette lo zaino su una sedia e prende il cellulare.
Trova un messaggio.
Un brivido lo attraversa.
«L’altro arriva a centodieci euro» legge.
No!
Lo stomaco si contrae in preda all’angoscia.
La mano sudata trema mentre digita: «Posso arrivare a centoventi.»
Li prenderò dai risparmi per l’affitto.
Gli rimbombano in testa le parole del padre: «Tasse universitarie e libri li pago io, per l’alloggio e il resto dovrai arrangiarti da solo. È bene che impari il valore dei soldi.»
Si gratta la nuca dandosi dell’imbecille.
Accidenti a me e al mio maledetto vizio!
«Quattro stagioni e margherite pronte per Bianchi!»
Cesare ficca il telefono in tasca e scatta. Impila le pizze nello zaino e un secondo dopo è già in strada.
Durante il tragitto, l’odore di marcio si mescola a quello di fogna.
Al semaforo, le esalazioni delle marmitte coprono ogni cosa.
Il piede scalpita sul pedale, lo sguardo è fisso sul rosso che pare dipinto.
Diamo un’occhiata al telefono.
Un altro messaggio.
Si sente mordere la nuca dall’apprensione.
Scatta il verde ma fa in tempo a leggerlo. «Ho una bustina sola. L’altro mi dà centotrenta. Che fai? Dove sei?»
Di nuovo lo stomaco che brucia, ma deve riprendere a pedalare.
Consegna e rientra.
E ora?
Il pensiero insistente, si rincorre nel capo. Lo consuma.
Mentre attende in pizzeria, fruga nel portafogli, conta le monete, anche quelle di rame.
Poi risponde. «Centoquaranta, non di più! Sarò al pub all’ora stabilita. La roba è mia! Non cercare di cambiare le carte in tavola!»
Arriva a fine serata esausto, ripone la divisa e riscuote il dovuto.
Vola poi al pub.
Entra nel locale e trova l’uomo seduto vicino ai bagni, come anticipato.
«Ce ne hai messo di tempo!»
«Sono le undici in punto. Allora? La bustina?»
«Prima i soldi.»
«Fammi controllare la qualità!»
L’altro infila la mano in tasca e gli sbatte il palmo sotto al naso.
«Contento?» Richiude il pugno e stende l’altra. «Fuori il grano.»
Cesare paga.
Finalmente è mia!
Il cuore batte all’impazzata, il sudore gli imperla fronte e basette.
Non resiste ed entra in bagno.
Preme tutti gli interruttori e toglie la macchinina dalla confezione. L’avvicina alla lampada e la esamina.
È perfetta! Neanche un graffio!
A casa si butta sul letto. Sul volto il sorriso scemo che lo ha accompagnato per tutto il tragitto.
Infila la mano in tasca ed estrae il raro modellino di autopompa dei VV. F.
Poi si alza e lo ripone in mezzo alla collezione.
Adesso è completa.
Ha rischiato pagando in anticipo l’iscrizione alla Fiera del Collezionismo di domenica prossima.
Adesso può tirare un sospiro di sollievo, e riprendere a sognare.
Magari, chissà, potrei anche finire nel Guinness dei primati!

di Laura Gronchi

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