
Non riuscivo a credere al destino che mi guidava verso l’abitazione della donna dei desideri proibiti.
Pregustavo l’estasi di averla fra le braccia. Le sue mani sotto la mia camicia. Immaginavo di spogliarla, di amarla con la furia di un uragano. Sollevai il bacino per la sensazione di sentirla. Portai la mano verso il basso in cerca di sollievo. Nessuna nube ci avvolgeva come nei sogni.
Parcheggiai la macchina lontano dalla sua casa per fare due passi, calmarmi, invece danzavo.
Suonai il campanello.
La donna si affacciò alla finestra, titubante. «Ah, sei tu?»
Era forse infastidita? Non capivo. Smisi di ballare.
É solo sorpresa.
I minuti passavano. Stavo per andarmene, quand’ecco che aprì.
«Entra. Scusami, ti ho fatto attendere» disse e intanto si pettinava i capelli con le dita, tratteneva una molletta fra le labbra, ne infilava una nella ciocca sulle spalle nude.
«Se disturbo vado via subito. Ti ho portato la torta di mele del compleanno di mia figlia.Ha compiuto otto anni.»
«Nessun disturbo.»
Scorsi, in fondo al corridoio, in controluce, la sagoma, alta, mingherlina, di un uomo.
«Hai ospiti» dissi instupidito da quei pensieri infami che, la sua testa arruffata, i capelli sciolti, scatenarono.
«Non lo riconosci? Lo so è cambiato molto.» Le labbra presero un verso amaro.
Guardai con più attenzione l’ospite dalla barba incolta, i piedi scalzi, sporchi. Malvestito, ricordava i figli dei fiori, ma gli occhi erano quelli del suo ragazzo.
«Voleva far parte degli Tippie. Ci sono state liti furibonde. Il padre lo ha preso a calci e a pugni. Gli ha urlato di andarsene, di non mettere più piede in questa casa. Lo ha cancellato dalla sua vita. Rinnegato come figlio.»
Natalia smise di parlare, era in attesa del mio giudizio che non arrivava, quindi continuò: «Fui costretta a lasciarlo andare ma, appena mio marito si allontana, mi viene a trovare.»
Natalia parlava e guardava lontano, pareva raccontare quella triste storia al mondo intero. Catturata dalla passione per quel figlio che non avrebbe più varcato la porta della sua casa alla luce del sole, non mi vedeva.
Ma che vita è mai quella di Natalia?
Abbassai la testa per non farmi catturare dalla morsa del suo sguardo, per uscire da quella storia che, come una piovra metteva i suoi tentacoli su di me.
Seppur turbato, ero adirato, commosso. Angosciato.
Smaniavo di andarmene per rimanere da solo a udire i pensieri parlare fra di loro. Prendersi a botte, amplificare un baccano lungo anni. C’era da impazzire.
Con quale coraggio si può corteggiare una donna disperata, perennemente affranta?
L’amore per Natalia soccombeva sotto la scure delle sue pene. Non ero il genere di persona che si fortificava in virtù dei propri strazi. Tuttavia, l’attrazione per quella donna non mi lasciava. Si mescolava a dubbi, certezze, pregiudizi e i muri che ci dividevano iniziarono a oscillare, i solchi a sparire. Eppure me ne dovevo andare, lasciare Natalia al suo destino che un amore segreto o dichiarato, voleva complicare.
Tuttavia non mi davo pace. Mi tremavano i polsi. L’angoscia mi mangiava l’anima. Il cuore si faceva rumoroso. Picchiava contro il petto. La passione malata o autentica che fosse e che da anni lo attraversava, non lo consumava, né lo sfiniva, al contrario, lo sfamava, rinvigoriva.
«Sei così innamorata di tuo marito da non poterlo lasciare per andare da tuo figlio?» dissi mentre si aggirava per le stanze a fissare la temperatura del termostato a 20°.
«Oggi fa un caldo irresistibile» rispose.
Ah, se solo lo avesse fatto, le mie angosce e le sue, si sarebbero disperse nei sussulti, nelle spinte di due corpi l’uno nell’altro.
Fiamme incendiarono la storia triste di Natalia. La incenerirono. Lingue di fuoco si propagarono nelle viscere, inturgidirono il sesso che premeva contro la cintura tanto da sentir male. Mi sfuggì un pianto vano. Un inutile lamento.
Con lo sguardo imploravo Natalia di volgere gli occhi verso il basso.
Le afferrai i polsi per costringere le sue serafiche mani a toccarmi, a desiderarmi.
I nostri sguardi si mescolarono fra di loro come pozioni di veleno.
La liberai.
di Antonietta Toso

Rispondi