
La metro era affollata come sempre il mercoledì di un giorno d’autunno qualsiasi. Onde di teste infagottate in cappelli e sciarpe variopinte fluttuavano come anemoni in balia delle correnti oceaniche. La luce grigia in fondo alle scale consunte era come un faro nella notte che mi portava finalmente a nascere in una nuova giornata.
Uscii da quel piccolo inferno quotidiano e iniziai a camminare per raggiungere l’università. L’aria fresca carezzava la mia fronte già stanca.
Improvvisamente tutto cambiò nei miei occhi. Ora, davanti a me, si stagliava una sorta di castello mai visto prima, lo definirei un qualcosa di “organico”; le sue strutture erano composte da cerchi vuoti che racchiudevano delle finestre che ricordavano lontanamente lo stile Art Nouveau; passerelle e balconi sembravano rami e alberi che si confondevano tra le fronde di piante vere colorate di mille sfumature di foglie d’autunno. Riflessi pallidi si adagiavano sul lago artificiale che abbracciava l’intero edificio.
Mentre osservavo incantato, una signora anziana, con un cappello rosso brillante, mi si avvicinò. “Bellissimo, vero?” disse con un sorriso gentile. “Mi ricorda il giardino della mia infanzia.” Le sue parole alimentarono la mia fantasia.
“Sì, sembra quasi uscito da un sogno,” risposi, ancora ipnotizzato dalle forme e dai colori. “Pensa che sarebbe possibile vivere in un posto così?”
La signora ridacchiò. “Oh, caro, a volte la realtà può superare la fantasia. Forse non oggi, ma un giorno potremo vivere in armonia con la natura in modi che ora possiamo solo immaginare.”
Mentre lei si allontanava, continuai a riflettere su ciò che aveva detto. Le sue parole risuonavano nella mia mente come un eco lontano, intrecciandosi con le mie domande sull’architettura e la sua capacità di influenzare il nostro umore e il nostro spirito. Questo tipo di architettura che ricorda delle piante, dei boschi, sta copiando la natura? O è “naturale” che l’architetto disegni un edificio guidato dalla natura che ha in sé? Abitare in una tale struttura “organica” ci farebbe sentire più vicino al “creato”? Si dice che passare un po’ di tempo fuori dalle strade asfaltate giovi alla nostra salute; che sia una soluzione simulare delle architetture “naturali” per immergerci in un ambiente curativo per la nostra anima?
Non avrei saputo dire se si trattasse di uffici o abitazioni, ma potevo immaginare la serenità che comunque avrebbero avuto i suoi residenti. Secondo me, l’architettura oltre ad essere una forma d’arte, espressione della creatività umana, è anche un modo per modificare l’umore delle persone che abitano quegli spazi. Un edificio brutto o bello può fare la differenza per gli individui che si muovono intorno ad esso.
Quello che avevo davanti era indubbiamente bello e mi stava facendo sentire bene: le mie pulsazioni si erano abbassate, il respiro regolarizzato, la folla indifferente della metropolitana solo un lontano ricordo.
Mentre riflettevo su quelle domande davanti a me ricomparve la solita strada rumorosa con il mercato, la gente che sfilava veloce, i palazzi unti di smog che negavano anche la poca luce tiepida del sole nascente. Ero quasi arrivato all’università per seguire la mia lezione, le mie fantasie mi avevano fatto compagnia per il viaggio a piedi tra la stazione della metro e il palazzo stile ventennio della mia facoltà.
Come ogni giorno mi ero lasciato trasportare dai sogni a occhi aperti che mi aiutavano a celare la bruttezza e la monotonia che mi circondava.
Cosa c’è di meglio se non creare architetture immaginarie fantastiche per sfuggire alla realtà quotidiana? Voi non fate lo stesso?
Adriano Muzzi

Rispondi