
«Una villa rotante che segue il sole? Ma che dite? In provincia di Verona?»
«Sì, qui a Marcellise, nel comune di San Martino Buon Albergo. Un prodigio futuristico di architettura razionalista voluta dal buon ingegner Invernizzi che ci trascorre le estati con la consorte a leggere quel che scrive quel Marinetti.»
«Ma non è quell’ingegnere di Genova?»
«Per l’appunto lui. L’avrete incontrato. Che è di Genova si capisce dalla casa…»
«Dalla casa? In che senso?»
«Quella torre nel mezzo, su cui girano i due padiglioni a elle della villa pare proprio il faro di Genova, pare… Vive a Genova però è di queste parti, l’ingegnere.»
«E per che mai questo sghiribizzo?»
«Sghiribizzo dite? Il faro?»
«No, non il faro, la rotazione intendo…»
«L’ha messa su dei binari, l’ingegnere, con sotto un motore da transatlantico che la fa girare piano piano… ma neanche poi tanto lentamente: 4 millimetri al secondo. Che si muove si vede. Si vede! E lo fa per seguire il sole. Già! Così la signora si può curare la tisi con l’elioterapia senza bisogno di cambiar balcone. La casa, vedete, segue il sole come un girasole. La chiamano, appunto, Villa Girasole. Non se ne son viste altre di case così in Italia fino a questo 1935, ma dicono che tra pochi anni le case saranno tanti girasoli, pronti a correr dietro al nostro astro per non perderne nemmeno un raggio. Chissà! Sì, questa moda dei medici di prescriver bagni di sole, sapete…»
«Perché mai, buon Dio?»
«Ma sì, anche i greci e i romani si curavano con il sole. Lo Spallanzani sosteneva che ha azione battericida e ora si dice sia un balsamo per la tubercolosi.»
«Mah, non sapevo. A me pare che il sole possa anche far male, se si abusa nell’esposizione. Mi pare quasi che mi cuocia ogni volta un po’… Ma che ne so io. C’avranno ragione loro, non sono mica un medico, eh!»
«Neanch’io e neanche un architetto, ma in effetti capisco poco far girare una casa, piuttosto che spostare i suoi abitanti…»
«Sarà per risparmiare sul riscaldamento…»
«Quante caldaie ci vorranno per far andare un motore come quello che deve esserci là sotto? Non penso che si faccia pari.»
«Già, già! Nulla si fa gratis.»
«Eh no! Va be’! Arrivederci allora.»
«Arrivederci.»

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