WEN – ARIA – Forme d’aria – Manna Parsì

Ora faccio una capriola e do un calcio alla pancia della mamma. “Sveglia, è arrivato il momento. ARIAAA!”.

Da un po’ di tempo sento tutto quello che succede fuori dalla mia bolla e conosco le abitudini della mamma. La mattina quando si sveglia mi dice: “Buongiorno amore mio. Hai dormito bene?”. Beve un bicchiere di latte e si stende sul tappetino dello yoga e respira. “Aria! Oh, mi piace, continua così” e io faccio una capriola e do un calcio alla pancia e lei ride.  Poi andiamo al lavoro. “Prima o poi, sotto questa mascherina morirò”, le ripete la sua collega tutte le mattine e la mamma risponde: “Pensa a me che devo respirare per due”. Ogni trenta minuti, usciamo a prendere aria. “Spero che quando nascerai sarà finita la pandemia e tu potrai respirare aria pura dal tuo piccolo nasino”.  Il discorso della mamma è molto complicato per me. Ma l’aria pura che manda giù mi mette allegria. Faccio una capriola e do un calcio e lei accarezza la pancia. Ci stiamo divertendo ma la chiamano di urgenza. Corriamo dentro, io salto su e giù dentro la bolla. “Che bello, continua così!”.

Una donna si è fatta male. La mamma chiede cosa le sia successo. “Dottoressa, mi aiuti, non ce la faccio più. Da quando siamo sposati, decide tutto lui per me e controlla la mia vita. Vivo in una prigione con quell’ uomo e mi sento mancare l’aria”. La mamma le consiglia di lasciarlo e andare a vivere il più lontano possibile. “Mi troverà e mi farà del male”. Strano, esistono persone che non sanno amare? Mi addormento ma mi sveglio perché la mamma ha ingoiato acqua fredda. “Che freschezza!”. Sta raccontando la storia di quella donna alle colleghe. “Non usciremo mai da questo ginepraio” e mentre accarezza la pancia sussurra: “Spero che crescerai in un mondo migliore per le donne, piccolina”. A quanto sembra l’aria non è sempre buona come quello che lei manda giù per me. Quando torniamo a casa come al solito incontriamo la vicina che sta portando il suo cane a spasso. Ogni volta racconta un episodio della sua unica gravidanza avvenuta trenta anni fa dandole dei consigli.  La mamma la liquida subito con un sorriso ed entriamo in casa. “Sembra che debba partorire lei. Questa donna mi toglie l’aria”. Poi ci stendiamo sul letto e lei fa training autogeno. Ci calmiamo e ci addormentiamo abbracciate.     

Oggi Tuba è venuta a dare una mano per i lavori domestici e mamma le chiede come va nel suo paese. Lei racconta che i bombardamenti continuano sulla città e che non ha notizie dei suoi parenti da molto tempo. “È importante che la tua famiglia stia bene e tutta insieme”, le dice la mamma con tono consolatorio. Tuba sospira e prega Dio e io mi addormento. Mi sveglio, sentendo la mano della mamma che accarezza la mia testolina: “Sei fortunata a nascere in un paese dove si può respirare aria di libertà”. Cosa voleva dire con questo?  

Usciamo per fare una passeggiata. “È arrivata la primavera piccolina”. La mamma diventa i miei occhi e le mie orecchie e mi racconta della bellezza della natura, degli alberi con le foglie verdi, dei fiori di mille colori, del cielo azzurro e del canto degli uccelli. “Bisogna amare la natura per amare se stessi, perché è la nostra fonte di esistenza”. Sento la mamma che è più leggera.

Camminiamo insieme sulle nuvole con tanti altri bimbi che devono ancora nascere. Io sono felice, faccio una capriola e do un calcio alla pancia e mamma sorride.

“Mamma sveglia, sto per venire al mondo! ARIAAA!”.

 “Complimenti signora. È una bella bambina”. 

di Manna Parsì

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