La tempesta ere passata. Le onde avevano trascinato nell’abisso tutte le provviste e ogni strumento per pescare dell’Isola Flottante. La famiglia di Ork si era salvata, ma non sarebbe sopravvissuta a lungo.
L’Oceano infinito pareva ancor più sconfinato quando non si aveva più nulla. Ork e la sua famiglia e il popolo dei Flottanti sopravvivevano in mare da generazioni. Quella non era stata la loro prima tempesta ma nessun’altra aveva portato loro tanta devastazione. Gli ortaggi e la frutta erano stati strappati via dalle onde. Le capre si erano salvate, chiuse in casa, ma anche per loro non c’era più cibo.
Era raro incrociare un’altra isola vagante. Sarebbero potuti passare mesi. Non esisteva terraferma da raggiungere. Le isole seguivano le correnti e Ork non poteva sapere dove fosse la più vicina.
«Che cosa faremo ora?» Chiese Daral al marito.
«Ho ancora il mio coltello. Mi tufferò e cercherò di pescare.»
Era difficile, ma cos’altro potevano fare se non aspettare che la sorte li benedicesse facendo passare di là un’altra isola, prima che la fame li uccidesse?
Ork riuscì a pescare qualcosa. Gurik, la capra, produsse ancora un po’ di latte. Bevvero l’acqua rimasta nel serbatoio e pregarono il Grande Squalo Bianco. Il sole calò, sorse, calò, sorse, calò e sorse ancora.
Comparve un’altra isola all’orizzonte. Non erano più in grado di manovrare la loro, né avevano più razzi di segnalazione, ma la gente dell’altra isola continuò ad avvicinarsi.
«Sono Scroog» li salutò un vecchio, quando fu abbastanza vicino «salute a voi Flottanti, vedo che la tempesta è stata inclemente con voi.»
«Salute a te, buon vecchio Scroog, io sono Ork e questa è la mia famiglia. Sì, la tempesta c’ha colpito con violenza inaudita e abbiamo perso ogni cosa, ma abbiamo pregato il Grande Squalo Bianco, che ti ha condotto sino a noi, nostro salvatore.»
«Mi dispiace per voi. Deve essere dura. Che il Grande Squalo Bianco vi protegga sempre.»
«In nome della Sacra Solidarietà tra Flottanti, buon Scroog, puoi darci del cibo e qualcosa con cui pescare? La tua isola mi pare florida e sembrerebbe che tu fossi lontano quando la tempesta si è abbattuta feroce su di noi.»
«Sì, ero distante dal cuore della tempesta e sono stato risparmiato.»
«Questo ci fa piacere. Potrai dunque aiutarci. Te ne saremo grati per sempre e se ti incontreremo ancora sapremo ricompensarti.»
«Mi dispiace, ma non posso privarmi di nulla. Sono un uomo ormai vecchio e debole e devo essere previdente. Ho bisogno delle provviste e di tutte le mie reti e canne da pesca per i momenti di difficoltà.»
«Vediamo che ne hai numerose. Potresti lasciarci almeno una rete, per pescare qualcosa e non morire di fame. Se non ci aiuti questa sarà la nostra sorte.»
«Non posso darvi nulla.»
«Ti imploro a nome del Grande Squalo Bianco e della Sacra Solidarietà… Lascia qualcosa alla mia famiglia e sarò tuo schiavo…»
«Non ho bisogno di schiavi. Aspettate che passi qualcun altro».
«L’Oceano è vasto. Se tu non ci aiuti, nessun altro potrà farlo.»
«Il Grande Squalo Bianco vi proteggerà. Addio» concluse e fece allontanare la sua isola, lasciando la famiglia nella disperazione.
La fame li rese deboli. La fiamma della vita si stava spegnendo in loro, ma il Grande Squalo Bianco doveva aver ascoltato le loro preghiere, perché comparve all’orizzonte una nave. Non la videro. Erano troppo stremati. I marinai scesero sull’isola. Li raccolsero ancora privi di sensi. Li portarono a bordo. Li curarono e sfamarono. Una settimana dopo si erano ripresi tutti. Fu allora la nave incrocio l’isola del vecchio Scroog. La nave accostò ma nessuno si mostrò. I marinai vi scesero e trovarono il vecchio Scroog. Era morto. Forse un infarto. Le sue reti e le sue provviste non erano servite a salvarlo. L’avarizia aveva bruciato il suo cuore arido.

di Carlo Menzinger di Preussenthal

Rispondi