WEN – BIODIVERSITA’ ED EQUILIBRIO ECOLOGICO – L’oasi – Laura Gronchi

Il cartello all’ingresso dell’oasi dettava le regole da rispettare da parte dei visitatori.

Era in legno, con le voci in rilievo, seguite da immagini che non lasciavano dubbi.

In sostanza recitava: “non comportatevi da maiali e lasciate pulito”.

Il gruppo di ragazzi vi si soffermò: alcuni dettero una veloce scorsa, altri lo ignorarono avviandosi lungo la passerella.

Carlo, il più cialtrone, si piazzò tra le due staccionate e finì di bere dalla bottiglia di plastica.

«Me ne fotto di quel che c’è scritto!» 

Appena finita, l’accartocciò con una mano e la lanciò verso la duna di sabbia.

Con un’occhiata sfidò i compagni a imitarlo, ma questi lo sorpassarono per proseguire verso la spiaggia.

Rimasto solo gridò: «Faccio un favore ai netturbini! Altrimenti che ci stanno a fare?» 

Nessuno però si girò.

C’era sulla spiaggia una bimba, saltellava qua e là con uno snack ritto in mano come una bacchetta, inseguendo chissà quale fantasia.

A un certo punto il film di plastica che parzialmente l’avvolgeva cadde e volò verso le dune.

La mamma intervenne e le tolse la merendina dalle mani. «Sofy, raccatta il foglio e buttalo nel sacchetto, come ti ho insegnato.»

La piccina gonfiò le gote e batté i piedi per terra, protese le mani per riacchiappare il dolce, però davanti alla materna fermezza, obbedì.

Con il passo di un soldato in solenne avanzata, rincorse la dispettosa cartaccia. Era piccolina, il tragitto di andata e ritorno le costò una gran fatica, però ci riuscì e riebbe la merenda.

«Perché è importante mamma?» chiese dopo un po’.

«Plastica e i rifiuti sono veleno, soffocano la terra, le piante, gli animali, gli insetti, che muoiono. Si chiama “distruzione dell’ecosistema”. Senza piante che purifichino l’aria che respiriamo e animali da magiare, anche noi moriamo. Ecco perché è importante.» La bimba annuì e poco dopo tornò a giocare con secchiello e paletta sulla riva, rigirandosi in bocca la parola nuova.

Carlo aveva seguito la scena e scambiò uno sguardo che voleva essere d’intesa con l’amico vicino.

«Così si allevano dei futuri deficienti!»

Il compagno strinse le labbra e s’infilò gli auricolari, stendendosi a occhi socchiusi ad ascoltare musica.

Carlo cercò l’appoggio degli altri, ma lo accolse il disinteresse generale. Rimase a pancia giù a mordicchiarsi l’interno della gota, le dita che spostavano la sabbia fuori dall’asciugamano.

Come se una molla lo avesse catapultato in piedi, d’un tratto si alzò. «Chi viene a fare il bagno?»

Silenzio.

Fece spallucce e s’inoltrò in mare finché non toccò più, e prese a nuotare, alternando vigorose bracciate a profondi respiri con la bocca.

A un tratto qualcosa gli finì per gola ostruendo il passaggio dell’aria.

L’istinto lo portò a ficcare le dita giù per l’ugola, così facendo però finì sott’acqua, in un dimenarsi scomposto di gomiti e gambe.

Sarebbe affogato, se robuste braccia da bagnino non lo avessero afferrato e riportato a riva, liberando la trachea dell’intruso e dall’acqua inalata.

Carlo, steso sulla sabbia, tossiva, piangeva e sentiva il muco colargli dal naso.

Qualcuno gli passò un fazzoletto e poté pulirsi la faccia.

«Ti è andata bene» disse il responsabile della spiaggia libera.

«Che è successo?» rantolò.

«Ti è finito nel respiro un pezzo di plastica, sono riuscito a toglierlo, altrimenti saresti asfissiato.»

Carlo tossì, e sentì la trachea in fiamme, oltre a un vociare fastidioso.

«Guarda mamma, gli è successo come alla tartaruga in TV!»

«Proprio così Sofy, hai capito perché è importante non lasciare rifiuti?»

Quando se la sentì, il ragazzo si rimise in piedi e andò a sciacquarsi.

Sfinito si buttò sull’asciugamano, da cui non si mosse fino a sera.

Sulla via del ritorno, nei pressi del cartello di benvenuto, Carlo scavalcò in silenzio la staccionata e recuperò la bottiglia abbandonata al mattino per gettarla nel cestino.

Nessun commento seguì quel gesto. Solo qualcuno annuì in silenzio.

di Laura Gronchi

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