Erasmo era stato licenziato un giorno di fine Luglio, in quell’estate torrida, la più calda degli ultimi dieci anni.
Quella mattina, appena varcata la soglia dell’ufficio, il principale gli aveva messo tra le mani uno scatolone con tutte le sue cose e lo aveva liquidato con un semplice ” È stato un piacere!”.
Sul momento la cosa lo spiazzò alquanto, poi però, da ottimista quale era, pensò che quella potesse essere l’occasione per dare una svolta alla sua vita e per usufruire finalmente di quel fazzoletto di terra che gli aveva lasciato suo nonno.
Sistemò la piccola abitazione annessa al terreno e vi si trasferì con sua moglie.
Aggiustò anche la stalla e acquistò qualche mucca alla fiera agricola del paese.
L’estate successiva era finalmente pronto per seminare.
Si era documento su internet e aveva chiesto qualche dritta a quei pochi amici del nonno che erano ancora in vita.
Alla fine, forte del fatto che sarebbe stato difficile ritrovarsi ad un’estate torrida come la precedente, decise quali erano gli ortaggi più adatti da piantare.
Purtroppo però la sua teoria sembrò non essere azzeccata; quell’estate il caldo raggiunse picchi inimmaginabili.
Una simile siccità, da quelle parti non si era mai vista e nel campo di Erasmo fu una strage.
Lui però non si lasciò abbattere e decise di provare con un’altro tipo di coltura.
Purtroppo, sicuramente complice la sua innata sfortuna, dopo anni di latitanza, si presentarono le locuste ed è inutile dire che dopo il loro passaggio non rimase molto.
A questo punto, Erasmo, consapevole di non poter commettere altri errori, decise di concentrarsi esclusivamente sulle sue mucche.
Aveva letto qualcosa di interessante a proposito della biodiversità; un progetto che coinvolgeva proprio questi animali.
Decise così di mettere in pratica quell’idea trovata online, quell’idea che qualcun’altro evidentemente non aveva avuto il coraggio di sviluppare.
In pochi mesi mise su un piccolo distributore di carburante, il quale veniva prodotto lavorando direttamente gli escrementi delle sue mucche.
Fu un successo planetario.
Carburante a bassi costi, con inquinamento quasi del tutto assente.
Erasmo, per promuovere questo suo progetto geniale, era spesso invitato a conferenze o a trasmissioni televisive dove si trattavano temi importanti, come i nuovi virus in circolazione, il cambiamento climatico, la nuova frontiera della biodiversità e così via.
Aveva anche coniato un suo motto:” FINCHÉ C’È CACCA, C’È SPERANZA” .
Era entusiasta.
E si sentiva in una botte di ferro; ci sarebbe sempre stata richiesta di carburante e la materia prima per produrlo non sarebbe mai mancata.
Quella mattina Erasmo era ancora a letto; la notte precedente aveva fatto una comparsata in TV per parlare del suo distributore.
Sua moglie lo chiamò trafelata da basso; sembrava impazzita.
Lui scese di corsa le scale; la trovò a guardare il tg.
Se ne stava lì immobile, a bocca aperta ad ascoltare un tizio che parlava di un nuovo virus proveniente da lontano, un virus bovino.
Diceva che le povere mucche che ne venivano colpite, in un primo momento, diventavano inappetenti, poi la malattia proseguiva con una forte stitichezza che col tempo diventata cronica.
Erasmo non riusciva a crederci.
Si mise a correre verso la stalla, più veloce che poteva.
Aprì la porta e qualcosa gli parve non tornare.
Inspirò forte; non riusciva a sentire il solito profumo.
Guardò le mucche; sembravano stare bene.
Poi dette un’occhiata al pavimento.
Ci si poteva ballare sopra, senza rischiare di sporcarsi di cacca la suola delle scarpe.
Dal finestrone della stalla intravedeva il suo distributore .
Adesso non riusciva a deglutire, mentre nella testa gli ruzzolavano quelle parole scritte sull’insegna luminosa posta di fianco alle sue pompe di benzina:”FINCHÉ C’È CACCA, C’È SPERANZA”.

di Silvia Taccagni

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