WEN – BIODIVERSITA’ ED EQUILIBRIO ECOLOGICO – La gallinella dalle uova d’oro – Miriam Ticci

“Ma dove si è cacciata?”

“Chi?”

“La gallina mugellese, la favorita nell’harem di Garibaldi; lui col becco e i suoi speroni tiene a bada e comanda a bacchetta tutte le sue spose-galline, ma la gallinella no, per lei solo complimenti e i vermiciattoli migliori. Come sono carini loro due, quando volano insieme sui rami bassi del melo, da dove librandosi in volo planano all’unisono nel campo, aldilà del pollaio! Le altre galline, di stazza maggiore e “culone” come sono, guardano la coppia sfuggita alla rete con espressione ottusa e non capisci se la biasimano o la invidiano”.

“Il tuo giudizio è troppo parziale, Rinda; la gallinella non ha conquistato solamente il cuore di Garibaldi, ma anche il tuo!”

“Certamente! E dove la trovi una bestiola che, quando tu raccogli una manciata di chicchi di grano, ti vola sulla spalla e delicata coglie dalle tue labbra il chicco preparato per lei e ancora, ancora, ancora…lievemente, senza mai beccarti le labbra!?!?! Ora, però, non la vedo: ho girato tutto il campo, ma niente.”

“Farà come la gallinella della leggenda: un giorno troveremo in un pertugio una covata di uova d’oro e…diventeremo ricchi! Aspetta un po’: ho intravisto Garibaldi là, nel campo incolto del nostro vicino.”

Morgaro cauto s’avvicina e segue Garibaldi col suo ciuffo d’erba nel becco.

“Guarda, Rinda, la gallinella ha scelto il suo covo tra questo groviglio di piante secche e s’è nascosta proprio sul fondo per deporre le uova. Garibaldi la aiuta portandole l’erba più morbida per tappezzare il nido; stavolta i pulcini non nasceranno nel pollaio e noi non godremo dei gesti amorosi della madre, che gonfia tutte le sue penne e allarga le ali per accogliere sotto di sé i suoi piccoli e riscaldarli col suo calore; non la vedremo, attorniata dalla covata, selezionare il verme più grasso, prenderlo col becco e deporlo davanti ai pulcini, ripetendo la pantomima fin quando il più sveglio del gruppo afferra lui col becco la povera preda e la scarrozza a destra e a manca per sottrarla al codazzo dei fratelli famelici, che finalmente hanno capito come si fa a nutrirsi da soli!”

“Ma qui sono tutti più esposti ai pericoli e alle intemperie! Morgaro, prendi la Bianchina e riportala nel pollaio; io con le cesoie tarperò le ali a lei e al suo sposo per non farli più volar via da quel luogo sicuro.”

“Non si può; ora che ha deciso di covare all’esterno, niente e nessuno la dissuaderà, neppure Garibaldi c’è riuscito. Se mi avvicino per prenderla, lei volerà più lontano, oltre i campi del vicino, e allora sì “Addio Bianchina!”: passati questi muri di cinta c’è la volpe, la faina, anche i predatori devono nutrirsi e un boccone così sarebbe per loro un giorno di festa! Qui nel campo il nostro vicino non viene mai, lo lascia incolto e la gallinella è al sicuro.”

Passano diciannove giorni, durante i quali Garibaldi in continuazione fa la spola tra pollaio e luogo di cova, portando erba tenera alla tenera sposa e facendo la guardia al nido nei rari momenti, in cui la Bianchina s’allontana dal covo per rifocillarsi un po’ e sgranchire le zampe.

Rinda e Morgaro, sempre a debita distanza, controllano e stupiti e commossi ammirano l’impegno la costanza l’amore dei due sposi nell’accudire la covata. Tra due giorni i pulcini, rotto il guscio, usciranno alla luce del sole e mamma e babbo li condurranno al pollaio per farli ammirare e accudire da tutte le altre galline!

“Ma cos’è questo rumore orrendo a quest’ora della giornata, quando i cristiani ancora hanno gli occhi chiusi dal sonno; non s’è ancora levata l’aurora. Sembra il trambusto di una falciatrice meccanica.”

“Morgaro, la mamma…i piccoli…Garibaldi! Presto vestiamoci, andiamo nel campo del vicino…fermiamo quella macchina infernale prima che sia troppo tardi!”

Passano pochi minuti.

“Guarda, Rinda, davanti alla falciatrice c’è Garibaldi, che si scaglia contro le sue lame…ristorna indietro…si dà alla fuga! Anche la Bianchina sarà fuggita! Fermi, per la miseria, fermatevi! Che ci fate a quest’ora?! La legge lo proibisce!”

La falciatrice s’arresta, ma dietro di lei lo scempio è ormai compiuto.

No, non c’è un nido con le uova d’oro! Il tenero covo è distrutto, albume misto a sangue e corpi di inermi pulcini, piume becco zampette in una poltiglia straziante e, davanti al covo, la madre, la Bianchina ridotta a pezzi: una mamma non scappa, difende i suoi figli fino alla morte, col becco socchiuso ha esalato il suo ultimo respiro e, tagliata di netto dal corpo maciullato, un’ala spezzata è ancora su quei corpicini per un’ultima inutile difesa. L’amore materno, è quello il suo oro.

di Miriam Ticci

Una risposta a “WEN – BIODIVERSITA’ ED EQUILIBRIO ECOLOGICO – La gallinella dalle uova d’oro – Miriam Ticci”

  1. Brava Miriam.ancora una volta sai come incantarci con i tuoi scritti

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