Tema in classe: La biodiversità
Svolgimento:
La biodiversità è quella cosa che è meglio quando le cose non sono le migliori possibili.
Il maestro ci ha spiegato che in un campo è meglio se, oltre ai fiori più belli e i frutti più buoni, ci sono anche altre erbe e piante e che servono anche quelle; anche se a vederle non ci sembra, è così.
Io non ho mai visto bene che erbe ci siano in un campo, in città da me ci sono aiuole dove l’erba è tutta uguale, ma la biodiversità la conosco.
Per esempio, nella nostra classe, nessuno è bravo come Karimi, anche il maestro qualche volta sembra meno bravo di lui. E poi c’è Lu Wong che sa tantissime cose e le due gemelle Catarzi che prendono sempre almeno nove. Poi ci sarei anch’io che, insomma, me la cavo benino. Ma poi c’è anche Mohamed, che ripete l’anno, ma che, quando arrivano quelli dell’altra quinta, specialmente quell’imbecille di Corradi, basta che ci sia lui vanno subito via. Mohamed è buono ma se ti guarda negli occhi ti metti subito a sedere e non lo guardi più, perché Mohamed ha gli occhi di un uomo grande.
Poi c’è Laura, che non si ricorda mai niente alle interrogazioni e fa arrabbiare il maestro, però se dobbiamo fare qualcosa tutti insieme, una gita, un lavoro di gruppo o uno scherzo, è lei che ci guida, è automatico: la seguiamo tutti e ci sentiamo tranquilli perché lei lo sa fare. Con Laura le cose vanno sempre bene e anche il maestro conta su di lei.
E se non ci fosse Assan, chi mi racconterebbe quelle novelle bellissime di suo nonno, che mi piacciono tanto e che le penso quando, la sera, spengo la luce prima di dormire.
E poi c’è Martina, che è bellissima. Tutto quello che fa è bellissimo e quando prende un brutto voto e piange mi viene voglia di urlare di rabbia. Anche a Martina penso la sera prima di dormire, ad Assan l’ho raccontato e mi ha detto che ci pensa anche lui.
La settimana scorsa, Assan mi ha portato una polverina rossa per dare sapore alle cose, l’ha fatta sua mamma per la mia. Appena assaggiata mi ha bruciato la bocca ma ora mi piace, perché cambia il sapore di tutto e tutto sembra nuovo, anche un uovo affrittellato o un riso sembrano diversi. Senza Assan non avrei conosciuto questi sapori. Lui non è bravo in matematica, così viene qualche volta da me a studiare.
Poi c’è Ferro, ma lui è cattivo. Un mese fa ha tirato un calcio in uno stinco ad Assan che gli è uscito il sangue per tutta la mattina. Anche a me l’anno scorso infilò un lapis appuntito in una spalla. Ferro non so se serve a qualcosa, forse sarebbe meglio che non ci fosse, ma il mio babbo dice che s’impara da tutti, allora vuol dire che ho imparato qualcosa da Ferro e lui da me. Anche se non mi sembra.
La biodiversità è questa: è la mia classe.
Fossimo stati tutti come Karimi avremmo imparato meglio la matematica, l’italiano, l’inglese ma quando arrivavano quelli dell’altra quinta ne avremmo buscate un sacco, e quando andavamo in gita, senza Laura che ci guida, come avremmo fatto? E se non avessi conosciuto Assan non avrei conosciuto neanche i sapori della sua terra.
E poi, io imparo tanta matematica proprio quando la spiego ad Assan, come se la spiegassi anche a me un’altra volta, è merito anche suo.
E senza gli occhi lucidi di Martina non avrei provato questa cosa che non so cosa sia, ma che mi fa stare tanto bene. E forse, è giusto, ci vuole anche Ferro.
È questa la biodiversità secondo me: che siamo tutti importanti.

di Francesco Fattorini

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