WEN – BIODIVERSITÀ ED EQUILIBRIO ECOLOGICO – La cura – Carlo Menzinger

«Quando all’inizio del XXI secolo Norman Myers, uno dei grandi nomi dell’ambientalismo mondiale, dichiarò che circa 50 specie animali e vegetali si estinguevano ogni giorno e che la velocità con cui ciò avveniva era 100 volte superiore di quanto fosse mai successo nella storia dell’umanità, soprattutto a causa della perdita di habitat naturali, ben pochi gli diedero ascolto. Forse perché non è del tutto chiaro a tutti cosa sia una specie. Gli esseri umani sono una specie, i cani sono una specie, le margherite diploidi sono una specie. Le rose contano 150 specie. Le specie di alberi sono solo circa 60.000. Secondo alcune stime dell’epoca, le specie sulla Terra erano allora circa 1,8 milioni. Tra queste, 370.000 erano piante, 4.500 mammiferi, 8.700 uccelli, 6.300 rettili, 3.000 anfibi, 23.000 pesci, 900.000 insetti e 500.000 appartenevano ad altri gruppi tassonomici. Secondo altre stime sarebbero state circa 4 milioni.

50 specie scomparse al giorno sono 18.250 all’anno, 182.500 in dieci anni. 1.825.000 in 100 anni! Ovvero, a questo ritmo, tutte le specie, animali e vegetali conosciute saranno estinte nel 2100 o al massimo nel 2200! Uomini compresi, ovviamente! Nel 2100 la Terra potrebbe essere un deserto disabitato peggio di Marte!

Queste cose si sapevano già cinquant’anni fa, ma oggi nel 2064, sono del tutto evidenti. Le 50 specie estinte ogni giorno sono oggi quasi decuplicate. Ne perdiamo circa 500 tra ogni alba e la successiva. Nelle estinzioni c’è una sorta di effetto moltiplicatore. Ogni specie che scompare porta con sé altre specie che da quella dipendevano. Un ecosistema è qualcosa di interconnesso. Se eliminiamo alcuni mattoni, l’intero edificio crolla. Oggi, in questo gennaio del 2064, si stima siano rimaste – ma i numeri cambiano in continuazione – 98.000 specie di piante, 800 specie di mammiferi, 2600 specie di uccelli, 1.000 specie di rettili, 500 di anfibi, 10.000 di pesci, 800.000 insetti. Sono invece aumentati di numero batteri e virus, che nelle analisi dei tempi di Myers non si tenevano in conto. Oggi si stima che le specie batteriche siano nell’ordine di mille miliardi, ma siamo ancora lontani dal classificarli correttamente. Quando si parla dell’estinzione di specie, non si fa riferimento a loro e neppure ai virus. Per entrambi non avevamo e non abbiamo un censimento esaustivo e ci risulta difficile stimarne l’oscillazione numerica. I soli virus in grado di colpire i mammiferi sarebbero almeno 300.000. In questa conferenza non intendiamo parlare né di batteri né di virus, che comportano altre problematiche, ma della drammatica perdita di biodiversità del nostro pianeta… Sì?»

In mezzo al Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio una persona aveva alzato la mano.

«A questi ritmi, Professore, tra quanto tempo anche noi umani ci estingueremo?»

«Per fortuna non è così automatico. Si stanno estinguendo solo le specie che non ci riguardano direttamente. Così come l’azione dell’uomo ha determinato, direttamente o indirettamente, le grandi estinzioni passate e in atto, è l’uomo stesso a preservare alcune specie che gli sono più utili, dedicando a queste tutte le risorse del pianeta. Sarà difficile che si lasci estinguere il grano, l’orzo, il riso, le patate o la lattuga. Stiamo cercando di limitare i consumi di carne, ma anche vacche, maiali, galline e tacchini continuano a “prosperare” sotto la nostra protezione. Per quanto sia possibile farlo in cattività.

Il rischio è che, tra pochissimi decenni, rimarranno solo pochissime specie fortemente dipendenti dall’uomo. Potrebbe bastare lo sviluppo di un virus particolarmente patogeno per provocare una nuova estinzione di massa, per esempio del mais o dei tacchini. La fase finale del processo di estinzione, potrebbe, insomma, protrarsi per decenni, se non per secoli, con il numero delle specie ormai ridotte a poche centinaia, se non decine. Numero che continua a ridursi lentamente ma inesorabilmente, fino al punto che, per esempio, l’umanità potrebbe doversi nutrire solo di orzo. Prego…»

Un’altra mano si era sollevata nella sala.

«Perché non ricorrere subito alla genetica? Non le pare, Professore, che potremmo risolvere molti problemi avviando un processo artificiale di speciazione?»

«Questo è possibile, e già ora ci nutriamo soprattutto di organismi geneticamente modificati. La domanda è se sia giusto, eticamente, rendersi colpevoli dello sterminio di milioni di specie animali e vegetali e se sia sano sostituire milioni di anni di evoluzione con la sola genetica. Possiamo essere certi di non creare dei Frankestein animali o vegetali? Queste mutazioni artificiali non si ritorceranno contro di noi? Non sarebbe meglio fare ogni sforzo possibile per preservare ciò che la natura ci ha lasciato in milioni di anni di selezione?»

La stessa persona, rimasta in piedi, riprese la parola.

«Potrebbe darsi che un giorno rimanga solo l’uomo sulla Terra? Come potremmo sopravvivere se questo accadrà?»

«Mangiandoci tra di noi!» gridò un ascoltatore dal fondo della sala, sghignazzando.

«Potrebbe anche andare a finire così,» rispose il Professore, «ma credo che la genetica saprà trovare soluzioni meno drastiche. Ma è questo che vogliamo? È questo il mondo artificiale in cui vorremmo vivere? Quante altre specie vogliamo veder sparire? Siamo riusciti a salvare qualche panda, delfino, balena, tigre, lupo, ma sono solo rari esemplari da zoo o da riserva. Di fatto sono tutte specie già estinte, come si sono estinte tutte le specie animali e vegetali per le quali c’è stata minor attenzione mediatica. La nostra bella Terra si sta trasformando in una piantagione senza fine dei soliti venti o trenta prodotti, pronti per le nostre tavole. È questo il mondo che vogliamo? Un mondo di prodotti alimentari piuttosto che di animali e piante?

A parte virus e batteri, c’è solo una famiglia che continua a essere composta da oltre 3.500 specie diverse: la zanzara. In questo convegno vorrei parlare di loro, delle nostre compagne inseparabili, le zanzare o culicidae. Le zanzare non si stanno estinguendo. Tutt’altro.

Questa ronzante famiglia sembra esistere sin dal Mesozoico, l’epoca tra i 250 milioni e i 65 milioni di anni fa. Solo 2,3-2,4 milioni di anni fa il genere Homo si sarebbe, invece, differenziato dall’Australopithecus, per darvi un’idea del tempo. Le zanzare, insomma, c’erano già molto prima di noi e forse ci considerano degli intrusi. Anzi no, in realtà le zanzare ci considerano un’incredibile riserva di cibo deambulante per le loro uova e lo strumento per il loro rinnovato successo evolutivo!

Come esseri umani tendiamo a crederci in cima alla catena alimentare. Pensiamo di poter essere mangiati solo da squali, lupi, leoni, tigri, orsi o similia, ma le persone che vengono uccise da questi animali sono davvero molto poche. Siamo, invece, fonte quotidiana di cibo per le oltre 3.500 specie di zanzare!

All’inizio del secolo, a causa delle zanzare morivano oltre 700.000 persone l’anno. Oggi questo numero è decuplicato. Siamo oramai a quasi otto milioni di morti annue.

Le zanzare trasmettono malattie. Lo hanno sempre fatto, ma ora di più e in modo più pericoloso. E questo è, di nuovo, colpa nostra.

Un tempo erano soprattutto veicolo di quattro malattie mortali: malaria, febbre gialla, encefaliti e dengue; oggi ne trasmettono almeno un centinaio.

La causa della maggior diffusione e pericolosità delle zanzare è soprattutto antropica: il surriscaldamento globale crea un ambiente più adatto a loro, che non solo sopravvivono più facilmente all’inverno ma, soprattutto, per effetto delle maggiori temperature, hanno accelerato in modo notevole il loro ciclo vitale, arrivando a riprodursi in assai meno tempo. La globalizzazione porta in giro per il mondo larve e zanzare adulte su aerei, navi, auto e treni, facendo arrivare specie nuove in angoli di mondo prima non raggiunti e con esse nuove malattie alle quali la popolazione non è immune. La diffusione della plastica favorisce il formarsi di piccole pozze di acqua stagnante in cui le larve di zanzara proliferano. L’uso degli insetticidi, considerata la grande adattabilità di queste specie, ha selezionato individui più forti e resistenti. La diffusione, tramite la globalizzazione, di specie allogene, ha accentuato la selezione, favorendo specie più aggressive rispetto ad altre.

Si aggiunga poi che il riscaldamento invernale delle case crea ambienti in cui gli insetti possono ulteriormente allungare il proprio ciclo vitale, superando l’inverno e diffondendosi in zone meno calde.

Perché in un convegno sull’estinzione globale vi parlo delle zanzare, che sono in controtendenza? Perché abbiamo individuato nelle zanzare l’antidoto a questa situazione.»

In sala si udì un mormorio, ma nessuna mano si alzò e il Professore riprese.

«Avrete tutti notato questa enorme scatola che ho accanto a me e il ronzio che ne proviene. Chi non lo avesse capito prima, forse ora si sarà reso conto che qui dentro ci sono delle zanzare. Esatto. Sì. Molte, moltissime zanzare e di specie diverse. Dovrebbero essercene circa diecimila esemplari.»

Un uomo in sala intervenne senza alzare la mano.

«Perché le ha portate qui?»

«Per rendervi testimoni dell’inizio della cura, per dare a Firenze l’onore di essere una delle prime città da cui la soluzione alle grandi estinzioni ha inizio. Certo, Firenze non potrà essere l’unica città ad avere questo privilegio. Proprio ora, un migliaio di scatole simili a questa sono già state aperte in varie parti del globo…»

«Aperte?» chiesero alcune voci inorridite in sala.

«Sì. Non solo. In almeno un altro migliaio di pozze d’acqua in giro per il mondo sono stati deposti milioni di larve.»

«Perché?» gridarono più voci.

«Per risolvere il problema. Vedete, con il mio gruppo abbiamo individuato e mutato un virus molto letale. Uccide quasi all’istante, ma rimane latente nelle zanzare per giorni e si trasmette alle loro larve. Queste zanzare, tutte, sono infette,» così dicendo aprì la scatola e ne uscì uno sciame immenso di insetti, generando in sala la fuga e il panico, ma il professore, restando calmo, continuò.

«In pochi giorni la gente si ammalerà e morrà e nuove zanzare si infetteranno e contamineranno altre persone ovunque nel mondo. Presto l’umanità sarà sterminata. Forse non si estinguerà e rimarranno sacche di resistenza, ma la nostra civiltà sarà spazzata via e la natura potrà riprendere il suo corso, arrestando la perdita di biodiversità del pianeta.»

Mentre già le zanzare calavano sulla folla in fuga, qualcuno gridava:

«È un pazzo! È un pazzo!»

Sordo a tutto, il professore ignorava la babilonia terrorizzata, indugiando invece sullo sciame assassino.

«No. Non sono pazzo. Non siamo pazzi. Stiamo salvando la Terra, la Natura e la Vita. La perdita di una sola specie per salvarne milioni è, in fin dei conti, un sacrificio accettabile,» sussurrò mentre veniva sommerso da un nugolo ronzante.

tratto da “Apocalissi fiorentine” (Tabula Fati, 2019) di Carlo Menzinger di Preussenthal

2 risposte a “WEN – BIODIVERSITÀ ED EQUILIBRIO ECOLOGICO – La cura – Carlo Menzinger”

  1. […] GSF (“Senza paura”, “Pizia”, “Spolpato”, “La città verde”, “Riciclarsi” e “La cura”) oltre ad avervi ripubblicato alcune poesie già […]

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