WEN – BIODIVERSITA’ ED EQUILIBRIO ECOLOGICO – Sherlock Holmes e le api – Brunetto Magaldi

Sherlock Holmes, il mitico investigatore privato, sulla soglia dei cinquant’anni, nel 1912, lasciò le nebbie di Londra e l’appartamento di Baker Street 221 B, e si ritirò in campagna, nel Sussex, in una modesta villetta ereditata dai suoi genitori.

Era ormai stanco, la morte della Regina Vittoria aveva chiuso un’epoca, i tempi erano cambiati e cominciava a sentirsi a disagio con le mentalità e le rivendicazioni delle nuove generazioni che, di lì a poco, avrebbero sconvolto il mondo nel primo grande conflitto mondiale. 

La villetta era circondata da un piccolo appezzamento di terreno che gli aveva consentito di dedicarsi al giardinaggio e, soprattutto, all’apicoltura.

Aveva anche scritto un pregevole ed apprezzato “Manuale dell’apicoltore”.

Lasciando anche lei Baker Street, vi si era trasferita anche la cara signora Hudson che non aveva voluto abbandonare la tutela del suo eccentrico e disordinato ex inquilino.

Il suo protetto, per altro, nella imprevedibilità dei suoi tempi e dei suoi orari, nonostante l’impegno da lei profuso, saltava di quando in quando ora il pranzo ora la cena.

Invece il dottor Watson, che veniva ogni tanto a trovare Holmes per parlare con lui dei vecchi tempi, era sempre accolto con grande piacere e, invitato immancabilmente a pranzo, faceva veramente onore alla cucina della signora Hudson.

Quando il tempo lo permetteva Holmes e Watson si intrattenevano su comode poltrone nella veranda della villetta scambiandosi reciproci ricordi.

Il dottor Watson riportava a Sherlock Holmes le ultime notizie, le curiosità, i pettegolezzi e gli scandali di cui si parlava a Londra.

Parlavano anche, di tanto in tanto, di apicoltura argomento che, per altro, poco interessava al dottor Watson.

Un giorno il dottor Watson arrivò con una copia del Times e mostrò ad Holmes un breve articolo dove si leggeva che uno scienziato tedesco, un certo Albert Einstein, aveva affermato che se al mondo fossero scomparse le api, il genere umano non sarebbe sopravvissuto più di quattro o cinque anni.

<<Che sciocchezze>>sottolineò <<Soltanto un tedesco poteva pensare un’idiozia del genere>>

Era l’agosto del 1914, gli Imperi Centrali, invadendo il Belgio, avevano scatenato quella che sarebbe stato il primo grande conflitto mondiale.

L’Inghilterra era intervenuta in difesa del “povero” Belgio.

I tedeschi non erano certo simpatici al patriottico Watson.

<<Il genere umano>>continuò<<Se le api scomparissero, e mi spiacerebbe per lei Holmes, potrà benissimo fare a meno del miele, della cera e della pappa reale!>>

<<Vede Watson>>replicò Sherlock Holmes<<Quel tal Albert Einstein è stato, penso volutamente, esagerato ma non ha detto proprio una sciocchezza>>

<<E perché mai?>>replicò piccato il dottor Watson.  

<<Elementare Watson>> riprese Holmes e, alzatosi si avvicinò ad uno dei suoi alveari e si fece posare un’ape sulla mano.

<<Questo esserino>>disse accarezzando delicatamente il dorso peloso dell’insetto <<lascerà la mia mano e andrà a rifornirsi di polline per ritornare poi al suo alveare>>

Fece una pausa.

<<Ma nel suo volo>> continuò <<Impollinerà centinaia di specie vegetali, contribuendo al loro sviluppo e rafforzando così la biodiversità e l’equilibrio ecologico del nostro pianeta. Un terzo di quello di cui si nutrono gli animali e di cui ci nutriamo anche noi dipende dall’opera di impollinazione delle api. Se questi preziosi insetti sparissero, le conseguenze sulla produzione alimentare sarebbero devastanti.  Ci aveva mai pensato Watson?>>

di Brunetto Magaldi

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