WEN – CAMBIARE – La trappola – Antonietta Toso

Fu la visita a Caterina a Capri a rinvigorire l’irrequietezza di Amalia per una abitazione di lusso. Si trascinava per la casa con fare cupo che ostentava noia e fatica. Avevo smesso di addentrarmi nei suoi nodi esistenziali, piagnistei, lamentele finché disse: «Voglio andarmene via da qui.»

«Che cosa ti salta in mente? Stiamo bene a Bolgheri. Abbiamo una casa che è l’invidia dei vicini. In ogni modo non possiamo. Riesco a malapena a sostenere le spese di questa.»

Le spiegai che per trasferirci in una location di maggior pregio avrei dovuto indebitarmi per molti anni. Lei mi guardava come fosse cieca.

«In caso non avessi ben inteso, vorresti che chiedessi un prestito così gravoso…»

«Oh, David, ce la farai.»

«E se si ripetesse la siccità del 2017? Perderemmo la vendemmia come è successo allora.»  Amalia non ispose.

Scossi la testa, il rapporto fra me e mia moglie si stava sgretolando. Capitava che prendessi in considerazione di lasciarla.

Abbassai lo sguardo su Giulia che mi tirava per la giacca.

«Vuoi ancora bene a mamma?» disse, imbronciata.

Finsi che avesse detto qualcosa di buffo. Mi misi a ridere.

«Non essere sciocca. Gli adulti litigano. Non litighi con le tue amiche?» 

Disse di sì, seria.

«È l’età» disse Amalia.  Furono le parole di Giulia, i suoi occhi tristi, a illuminare la strada da imboccare e non era quella di lasciare mia moglie senza dover rinunciare alla mia bambina. Immaginare di non vederla crescere, scavava nell’anima un vuoto senza limiti

Mia figlia si stava allontanando dalla sua infanzia per entrare in un mondo di lucertole, ragni, coccinelle con cui parlava e litigava come mamma e papà.  Una luce lieve adesso le addolciva lo sguardo.

Amalia s’intromise nei miei pensieri: «Non c’è alcun dubbio. Ci trasferiremo. Chiamerai l’agenzia immobiliare per dare il via alla vendita. Tutto il resto verrà di conseguenza.»

«É inutile che insisti tanto, l’ultima parola non può che essere mia» dissi, senza convinzione.

«Ti sbagli. Non sai quanto possa essere testarda» ammonì lei, lo sguardo sulla figura di Giulia.

La risoluzione di vendere la casa palleggiava fra testa e cuore senza mai fermarsi. Uscivo per distrarmi.

Mi addentrai, sotto un cielo plumbeo, in un viale di platani restii, nonostante l’autunno, a lasciare cadere le loro chiome. Un debole raggio di sole si faceva spazio fra le nuvole. Le foglie, gocce d’oro e di rame infuocato, contestavano la giornata incolore. Il silenzio era surreale. Nessun cinguettio esaltava la pace di quel luogo, nessun rumore la turbava. Il tintinnio delle fronde era la nenia della loro resa al vento.

Quell’incanto mi portò a guardare i rami della mia esistenza. Al pari di quei platani li avrei esposti all’incombente autunno. Avrei lasciato il lembo di terra sul quale avevo costruito un tetto per la mia famiglia. Atteso l’inverno.

Era un giorno di sole freddo quando dissi a mia moglie che la casa era in vendita. Amalia accolse la notizia senza guardarmi. Se l’avesse fatto avrebbe visto la maschera del buon marito che indossavo. Si sarebbe accorta dello sforzo che facevo per non essere me stesso.

Corse dalla nostra bimba. La strinse a sé. 

«Giulia, avrai una cameretta nuova, il tuo bagno personale.»

La bimba non reagiva, lo sguardo fisso su di me, le braccia inermi lungo i fianchi, gli occhi vuoti.

«Meno impeto, Amalia.  La stai soffocando.»

Giulia mi prese per mano e mi condusse in giardino dalla raganella che aveva chiuso in un barattolo di vetro.

«Vuoi liberarla?» dissi.

Scosse il capo. Allungò il braccio, sollevò il vasetto come per mostrarmi che, costretto a cedere alla volontà della madre, ero in trappola pure io.

E, adesso che, gente di qualunque estrazione sociale sostava in ogni angolo della casa, mi afferrai le tempie per non urlare.

Una signora si fermò davanti alla porta della cantina. Entrò, la seguii. Vi rimase un tempo infinito ma forse non furono che pochi minuti. Il pensiero corse al giorno in cui, proprio lì, risposi all’impulso di baciare, abbracciare Amalia. La strinsi a me così forte che caddi insieme lei. Sentii il suo seno, poi i fianchi combaciare con i miei. Mi eccitai, ed eccitò Amalia.

«La dispensa è spaziosa» disse infine quell’intrusa.

«Oh, no, non è così grande. Vede signora?» Le andavo addosso fingendo difficoltà a uscire.

Assiduo, continuava l’alternarsi di aspiranti compratori. Alcuni trascinavano i piedi sui tappeti, le scarpe colme di terra e fango, altri, sigaretta o sigaro ai lati della bocca lo imbrattavano con budelli di cenere e che, al primo cenno di rimprovero, spintonavano sotto i tavoli e le sedie. Tal altri In attesa di parlare con il mediatore, bivacchiavano sul mio bel divano color del mare.

Chi apriva sportelli e li lasciava aperti. Chi li chiudeva con un tonfo. Altri esploravano stanze che rivelavano tracce della storia d’amore fra me e mia moglie e che, attraverso fotografie e disegni appesi alle pareti, raccontavano l’infanzia di Giulia.

Per fuggire da tanto strazio capitolai alla prima proposta al ribasso, e la vendita si concluse in una settimana. 

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