WEN – CAMBIARE – Figli – Terza Agnoletti

Pensava di essere da solo in casa, invece sentì uno scroscio d’acqua in cucina. Corse a vedere. Sua sorella sciacquava qualcosa.

“Che fai?” le domandò.

“Cambio la cartuccia alla caraffa filtrante. È un incarico che tocca sempre a me. Devi cambiare qualcosa anche tu?”

Lo stava prendendo in giro, come faceva spesso. Era la sorella maggiore e si era comportata così fin da quando era un bambino che non sapeva difendersi. Ma ora aveva una risposta adeguata:

“Vorrei cambiare questa famiglia, questi genitori. Non li sopporto più. Lo vedi come mi trattano?”

Pensava che sarebbe scoppiata a ridere, invece lo fissava seria, studiando la risposta:

“Ti trattano come trattano me, da tiranni, perché pensano che sia il comportamento giusto per i genitori.”

“Non dire così! Non li ho mai sentiti alzare la voce con te, mai gridarti di stare al tuo posto, di comportarti come… come…”

Non trovava le parole e aveva paura di mettersi a piangere, di farsi prendere in giro per un buon motivo. Invece la sorella gli parlò con calma, quasi con dolcezza.

“Fratellino, non te ne rendi conto, ma devo sopportare troppe imposizioni: non vestirti in maniera provocante, non andare a quella festa, non frequentare quella ragazza perché è poco seria… Tralascio altri divieti, ma la mia vita è questa. Non alzano la voce perché non reagisco e non reagisco per riflessione. Ho finito l’università, sono maggiorenne, ho un lavoro…”

La caraffa stava filtrando, lo sgocciolio stonato sembrava un commento a quelle parole inaspettate.

“E che mi vorresti dire con tutto questo?”

“Di sopportare in silenzio come ho fatto io e di prepararti per il futuro.”

Gli sembrò un consiglio mostruoso: rinunciare a se stesso per che cosa? Sopportare tutte le imposizioni, anche quelle molto stupide?

“Ma è vigliaccheria!”

“No, fratellino, è prudenza. Completa gli studi, trova un lavoro e vai a vivere da solo! I genitori sono quelli, non li puoi cambiare, ma la tua vita sì.”

“Senti chi parla! Tu un lavoro l’hai appena trovato e stai qui a cambiare la cartuccia filtrante.”

La sorella sorrideva. Di colpo si fece seria.

“Se ti confido un segreto, sei capace di tenerlo per te?”

Pensò che avesse trovato un fidanzato o un amante, qualcuno di cui non potesse parlare ai genitori. Assentì e aspettò.

“Ho affittato un appartamentino, lo sto arredando. Sarà proto alla fine del mese e allora me ne andrò all’improvviso, senza discutere. Cambierò vita. Per ora non dico niente, così evito liti, offese, insulti. Un saluto e via!”

“Ma come puoi?…”

“Ti lascio un esempio. Appena sei pronto, vattene. Per loro sarà un dispiacere, e se lo meritano. Si comportano come se noi figli fossimo una proprietà da conservare in cassaforte. Falli contenti nelle piccole cose, non litigare neppure per quelle grandi e preparati al cambiamento.”

Sua sorella era una sconosciuta che gli parlava un linguaggio inatteso. C’era addirittura odio nelle sue parole e questo lo fece riflettere. Non odiava i genitori lui, ricordava come lo avevano amato e protetto quando era un bambino. Ora sbagliavano perché stava diventando adulto e non sapevano più come comportarsi. Meglio litigare quando fosse stato necessario, ma restare uniti. Sarebbero cambiati piano, piano. Sua sorella avrebbe commesso un enorme errore. Cambiare non significa distruggere tutto. Cercò di dirlo:

“Non fare così, discutine prima, informali e cerca di restare in buoni rapporti, anche se devi litigare.”

“Fratellino noiosetto! O vigliacchetto? Io mi divertirò a fuggire di casa e tu non cambierai proprio nulla nella tua vita, se la pensi così!”

Invece si convinceva sempre di più che a piccoli passi avrebbe cambiato davvero l’atteggiamento dei genitori, senza dar loro grossi dispiaceri. Si versò un bicchier d’acqua appena filtrata e lo beve a piccoli sorsi.

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