WEN – CARESTIA – La vendetta di Jeanne – Giovanna Checchi

Le mani scheletriche, rattrappite, rugose come quelle di una vecchia, che testimoniavano la sofferenza delle ultime settimane di parziale e poi di totale digiuno, ebbero un ultimo sussulto e poi non si mossero più. Solange era morta. Intorno a lei, senza più lacrime, i due figli che le erano rimasti: Jacques e Jeanne. Il silenzio calò in quella squallida stanza, affumicata e malsana. Jeanne, nello stendere lo sporco lenzuolo sul volto della madre, giurò solennemente che la morte dei suoi genitori e dei suoi fratellini sarebbe stata vendicata. Non sapeva ancora come e quando ma l’avrebbe fatto perché non si poteva morire così, per mancanza di cibo nella Francia del XVIII secolo.

Si era, infatti, verificata da tempo una delle peggiori carestie a memoria d’uomo, ma come era stato possibile assistere a un fenomeno come questo in una società civile come quella francese? Era stato il secolo dell’Illuminismo, dei filosofi, del teatro di Racine, dei grandi attori che recitavano Molière, del progresso scientifico! Come era stato possibile assistere alla morte degli animali nelle stalle per mancanza di fieno, dei propri familiari a causa della scarsa alimentazione?

Solange, che da sempre era vissuta in campagna e aveva lavorato la terra, aveva sentito parlare della vita culturale che animava le città e in particolar modo Parigi. Era a conoscenza del fermento intellettuale ma era sempre rimasta nei suoi campi, felice, a seguire la crescita dei frutti della terra e dei suoi numerosi figli. Le avevano raccontato della politica scellerata del re e delle spese folli della regina, ma non se n’era mai preoccupata. Era una donna umile e che si dava un gran daffare in famiglia e in parrocchia, sempre pronta ad aiutare i suoi simili. Non visse abbastanza per assistere all’ultimo grande evento storico che avrebbe coinvolto il suo popolo e sconvolto la sua nazione: la rivoluzione, nel 1789. Una pagina cruenta della Storia, che per molti fu vissuta come una liberazione dal vecchio regime, una svolta epocale verso la democrazia e la modernità. Sua figlia Jeanne, invece, ebbe la ventura di viverla quella pagina cruenta e la volle vivere da protagonista.

La rabbia che aveva provato nel vedere sua madre morire di fame e di stenti a soli quarantaquattro anni l’aveva lacerata profondamente. Si era incattivita, non trovava pace, pensava sempre a come vendicare la scomparsa di quasi tutta la sua famiglia. Questo tarlo le lavorò nell’anima per anni, fino a quando le si presentò un’opportunità insperata. Seppe dai suoi vicini che centinaia di contadini e contadine avrebbero marciato verso Versailles per stanare dal loro splendido palazzo il re e la regina. Finalmente! Era giunto il momento di vendicarsi di coloro che erano ritenuti i responsabili della carestia! Erano loro che avevano portato il popolo alla fame! Jeanne, che era stata battezzata ventiquattro anni prima con questo nome in onore della coraggiosa e battagliera pulzella di Orleans, non se lo fece ripetere due volte. Andò nel fienile e imbracciò il forcone lasciatole dal padre. Uscì per strada e si unì a quel fiume di persone che, tra urli e canti, iniziò a formare un corteo. Anche lei si mise a urlare, a cantare, a piangere, a ridere, tirando fuori tutte le emozioni che aveva represso negli anni. Si sentiva finalmente viva, libera di esprimere tutta la rabbia che aveva accumulato. Stringeva quel forcone con una forza smisurata, tanto che le nocche delle sue dita cambiarono di colore. Quello fu il primo cenno visibile di un cambiamento radicale, di un’allarmante e subitanea metamorfosi, di qualcosa di nuovo, e veramente rivoluzionario, che si stava facendo strada dentro al suo cuore. Jeanne marciò per ore, instancabile, assieme ai suoi compagni di lotta. Con i capelli al vento, si sentiva come un personaggio mitologico che doveva punire i malfattori. Quando intravide la splendida reggia di Versailles seppe che, durante il lungo tragitto, aveva avuto il tempo di prendere consapevolezza che quello che stava vivendo sarebbe diventato un giorno memorabile, citato in tutti i libri di Storia. Da baccante si era trasformata in Erinni e ora, senza un briciolo di paura, in Nemesi. Finalmente quel forcone abbandonato da anni, in un angolo, da suo padre avrebbe vissuto una giornata gloriosa.

Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo – 1898-1901

di Giovanna Checchi

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